Troppi parcheggiatori abusivi, troppe auto e poche zone pedonali. Questa è una delle realtà che, a Catania, coinvolge piazza San Francesco D’Assisi e che ha spinto alcuni cittadini a reagire.

La piazza si trova vicino a molti poli d’attrazione turistica, ma è invasa da auto e posteggiatori. Per risolvere il problema, è stata avviata dai catanesi una petizione per chiederne la chiusura al traffico.

A pochi passi dal centro storico, vicino alla casa-museo di Giovanni Verga e al Museo Civico Belliniano, ma anche nei pressi di via Crociferi, via Vittorio Emanuele, piazza Duomo e altri siti monumentali. È innegabile che la zona abbia molte potenzialità e lo hanno capito anche i parcheggiatori abusivi che l’assediano giorno e sera.

Lanciata da Davide e Luca D’Amico, la petizione ha quasi raggiunto l’obiettivo di 500 firme e verrà presto consegnata al Comune di Catania.

“La piazza è ostaggio dei parcheggiatori abusivi da troppo tempo – spiega Luca D’Amico –  Il tentativo è quello di convincere l’amministrazione comunale alla chiusura al traffico veicolare in maniera permanente. Pensiamo la si possa interdire al flusso veicolare a partire da largo Odèon, altro spazio potenzialmente vitale oggi utilizzato come parcheggio”.

“Piazza San Francesco –  continua –  è la porta d’ingresso alla via più affascinante di Catania,via Crociferi. Vorremmo riportare a casa la stipe votiva di piazza San Francesco oggi in buona parte custodita in altri musei siciliani”.

La stipe votiva, sconosciuta ai molti, è uno straordinario deposito di ceramiche greche ed è stato ritrovato proprio a Catania nel 1959.

La petizione è, insomma, un gesto d’amore nei confronti della propria Città, accolto con piacere dai cittadini stanchi della presenza ingombrante dei parcheggiatori e da quelli che sperano in una Catania più turistica.

Il sostegno è arrivato anche da tutti coloro che hanno scelto di spostarsi ogni giorno in bici, sfidando una Città piena di ostacoli e ancora poco adatta ad una realtà ciclabile.  Ma non basta, come ci spiega Luca, “serve una presa di coscienza da parte dei cittadini e delle istituzioni”.