Da qui alla fine dell’anno altre 5 mila imprese in Sicilia rischiano di chiudere i battenti. Il Pil ha il segno meno ormai da tre anni ed è destinato a crollare, secondo previsioni statistiche di un altro 1,8%. Un’analisi offerta dal presidente di Piccola e Media Industria di Confindustria, Giorgio Cappello, che parla di un trend decisamente negativo: “Per cui la piccola e media industria siciliana, tessuto portante dell’economia dell’isola, chiede interventi strutturali. Una chiara legge di sviluppo regionale ed un piano energetico industriale”.

“Tra il 2007 ed il 2012 ben 15 mila imprese hanno chiuso i battenti – spiega Cappello -. Noi vogliamo rappresentare proprio le esigenze delle piccole e medie imprese che contano meno di 50 addetti che oltretutto rappresentano l’84% di tutte le aziende presenti in Sicilia, che chiaramente stanno soffrendo sia per la mancanza di infrastrutture e servizi che per l’eccessivo peso fiscale, per cui qui siamo costretti a pagare il 25% di Irap in più rispetto ad un nostro collega milanese”.

Cosa chiedono quindi le piccole e medie imprese alle istituzioni e alla politica? “Chiediamo una legge di sviluppo chiara. Noi esprimiamo tutta la fiducia al Governo Crocetta ma deve essere pure chiaro che la fiducia deve essere giorno per giorno conquistata, niente assegni in bianco per nessuno – sottolinea -. Vogliamo fare un esempio? Dalla Finanziaria appena varata non ci aspettavamo misure a sostegno delle imprese, considerando la carenza di risorse ma neanche misure penalizzanti. Un esempio per tutti il canone di concessione per metro cubo delle acque minerali è stato decuplicato. Le nostre aziende di imbottigliamento, circa sette- otto, nel 2012 hanno pagato 45 mila euro adesso saranno costrette a pagare qualcosa come 606 mila euro. Va bene agli aumenti ma non in questo modo. Per sottoporre tutte queste istanze e presentare una proposta di legge sviluppo regionale abbiamo chiesto un incontro in Commissione Attività Produttive”.

Per ripartire è necessario puntare su una pianificazione strategica e tra i settori dove potere puntare Cappello indica quello delle fonti di energia rinnovabili: “La politica fatta fino ad oggi – dice – è stata fallimentare. Sul fronte delle energie alternative era stata inserita una clausola per cui la componentistica degli impianti doveva essere realizzata da aziende siciliane. Tutto questo non è stato fatto, abbiamo svenduto i terreni a grandi multinazionali che sul nostro territorio non hanno lasciato nulla sul territorio. Adesso e’ necessario che il Governo pianifichi e da subito faccia un piano chiaro su e se ritiene strategico questo settore e su cosa vuole puntare nei prossimi anni”.