È la prima giornata di pioggia dopo tre mesi in città. Ma è  anche la giornata delle celebrazioni nel ricordo dell’agguato al generale Dalla Chiesa, alla moglie e all’agente Domenico Russo. In via Carini, luogo dell’agguato, insieme ai palermitani onesti, c’è il gotha  delle istituzioni civili e militari. Sfrecciano gazzelle e volanti, si rincorrono le dichiarazioni alla stampa e alle tv. Un diluvio di parole e di promesse.

Ma c’è  un uomo che , per carattere e per ruolo, non è abituato ad azzardi. Anzi, ci tiene a stare con i piedi sulla terra. Èil procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il magistrato siciliano che da 25 anni vive sotto scorta e da 5 è a capo della struttura che ha reso sempre più difficile la vita dei capi di cosa nostra, della ndrangheta e della camorra. Un impegno che, ama dire, svolge con “il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà“.

BlogSicilia lo ha intervistato nella sua sede di via Libertà. Un incontro franco e senza censure, sui temi della democrazia, della legalità, della cultura della illegalità, dei giovani e dello sviluppo del meridione.

Ma il procuratore ha parlato anche di segnali nuovi e vecchissimi, di numeri, di risorse, di vittorie, di delitti eccellenti, di luci e di ombre, ancora presenti,  a livelli diversi, nella società e nella politica italiana, non solo siciliana. Infine, il suo sogno, ribadito altrove, ma sempre uguale…”riuscire a raccontare al mio nipotino la favola che comincia con C’era una volta la mafia…

Riprese di Davide Vallone e Fabio Molina. Montaggio di Davide Vallone.