Ad essere finiti nel ‘mirino’ del clan Brunetto, affiliato alla famiglia catanese dei Santapaola-Ercolano, sono stati alcuni imprenditori di aziende vitivinicole della zona di Castiglione di Sicilia, Giarre e Fiumefreddo. La mafia catanese faceva affari con il vino dell’Etna e i soldi riciclati servivano anche per gestire lo spaccio. 

Le aziende produttrici di vino tra cui Planeta, Tornatore, Mannino, Valenti e Vagliasindi (di Michelangelo Vagliasindi) tutte oggetto di richieste estortive erano costretti a ‘subire’ i furti dei macchinari agricoli e a vedere distrutte le vigne e gli uliveti se non pagavano il corrispettivo tra i 1000 e i 12 mila euro l’anno e la ‘guardiania’ con l’assunzione del personale da 500 euro al mese.

La collaborazione da parte delle imprese taglieggiate – così come sottolineato in conferenza stampa dal procuratore di Catania, Giovanni Salvi – è stata parziale e indagini, dopo essere stati sentiti i collaboratori delle aziende e non i titolari sono ancora in corso. 

Sono 14 le persone in carcere, una ai domiciliari e una per cui è stata prevista una misura aggravata. Gli arrestati sono Emilio Aramis, 57 anni, Giuseppe Calandrino, 41 anni, già in carcere ad Agrigento, Salvatore Del Popolo, 54 anni, Giuseppe Lombardo Pontillo, 28 anni, Alessandro Lo Monaco, 24 anni, Gaetano Lo Monaco, 30 anni (obbligo presentazione alla polizia), Giuseppe Lo Monaco, 42 anni, Vincenzo Lo Monaco, 45 anni, Filippo Mercia, 30 anni, Pietro Carmelo Olivieri, 48 anni, Giuseppe Pagano, 32 anni, Salvatore Pantano, 24 anni, Alfio Papotto, Antonino Tizzone, 25 anni e Luca Daniele Zappalà, 40 anni. Sono ritenuti a a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito delle sostanze stupefacenti e estorsione.

A gestire il clan Brunetto, dopo la morte nel 2013 di Paolo Brunetto erano Pietro Carmelo Oliveri, nel territorio di Giarre e Fiumefreddo e Vincenzo Lo Monaco, a Castiglione di Sicilia.

Oltre alle estorsioni, il gruppo criminale si occupava del traffico di sostanze stupefacenti tra Giarre, Castiglione di Sicilia e nelle zone limitrofe, con Vincenzo Lo Monaco e Pietro Carmelo Oliveri, che con la collaborazione di altri indagati avevano il compito di vendere lo stupefacente al dettaglio.

Durante le indagini, svolte dai carabinieri della Compagnia di Randazzo, nell’aprile del 2013, è stato scoperto un summit a Giarre a cui partecipavano Vincenzo Lo Monaco, Giuseppe Pagano e Giuseppe Calandrino e Davide Seminara tutt’ora latitante. L’operazione, denominata ‘Santabarbara’ prende il nome da via Santa Barbara, a Castiglione di Sicilia dove si sono concentrati la maggior parte degli arresti.

Abbiamo ricevuto la precisazione di Ettore Vagliasindi, dell’azienda agricola Vagliasindi che “si ritiene estranea ai fatti accaduti”. 

Per Diego Planeta, titolare dell’omonima azienda:  “Noi siamo stati vittime e abbiamo denunciato tutto”. La posizione meno rilevante  è quella dell’azienda Planeta in quanto si tratta di una tentata estorsione, denunciata ai carabinieri due ore dopo il rinvenimento di una bottiglia incendiaria nel terreno dove era in costruzione una ‘bottaia’.