A Paternò, grosso centro alle porte di Catania, il pizzo era un obbligo. E andava versato da chiunque fosse il titolare di un’attività commerciale, di aziende edili o lavorasse in zona a Giuseppe Fioretto, perchè i capi del clan erano in carcere. Era lui che insieme a Luigi Ciccia ‘intascavano’ i soldi degli Assinnata.

Ma un imprenditore onesto, stanco delle continue richieste estorsive, nel 2008 ha denunciato e dato l’input alle indagini dei carabinieri del Comando provinciale che coordinati dalla Dda etnea oggi hanno portato all’arresto di quattro persone.

In manette sono finiti Luigi Ciccia, 27 anni, Salvatore Crisafulli, 35, Giuseppe Fioretto, 32, e Domenico Miano di 29 anni, per loro l’accusa è di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, spaccio di sostanze stupefacenti e rapina, con l’aggravante dell’aver agito al fine per agevolare la famiglia mafiosa.

Domenico Miano e Salvatore Crisafulli, catanesi, gestivano per conto del clan Mazzei invece lo spaccio di sostanza stupefacenti, con pusher e acquirenti distribuiti nella fascia etnea della provincia di Catania.

Erano anche usurai con la concessione di prestiti a favore di privati o titolari di attività commerciali, sui quali gravavano interessi usurai del 15% mensile, da un prestito di € 10.000 da restituire in due mesi, pretendevano la somma di € 750,00 mensile.

Crisafulli e Miano dalla vendita dello stupefacente, traevano un profitto (“capital gain”, chiamato anche guadagno in conto capitale o utile di capitale) che reinvestivano nell’usura o nell’acquisto di altro stupefacente.

In caso di mancati o ritardati pagamenti, alle minacce seguivano ben presto i fatti, le estorsioni, come il sequestro dei veicoli di proprietà delle vittime, le quali, per riavere indietro il mezzo erano costrette a pagare l’intero debito, subito e in unica soluzione, per non vedersi alienare il bene, anche sotto forma di semplice metallo.