Il confronto costante con la società civile, le categorie, gli ordini professionali quale metodo qualificante per avere contezza delle problematiche quotidiane e tradurre in iniziative parlamentari i suggerimenti, le indicazioni provenienti dal territorio, affinché la Sicilia diventi protagonista in Europa. Non politici tuttologi, ma politici che rappresentino con slancio e autorevolezza il territorio, quindi.

Per questo motivo l’europarlamentare del gruppo Fi-Ppe, Salvo Pogliese ha chiamato a Catania i massimi esponenti delle organizzazioni di categoria “per ascoltare proposte e indicazioni utili allo sviluppo della nostra Isola” ha detto. Inoltre, “Bruxelles-Catania, rapporto ai cittadini” – questo il titolo del convegno svoltosi all’’Excelsior – per la prima volta dalle elezioni della scorsa primavera, ha consentito all’eurodeputato catanese di rivolgersi alla Città, all’elettorato, per analiticamente illustrare l’attività parlamentare sin qui sostenuta.

Un appuntamento che, assicura Pogliese, verrà rinnovato nel corso dei mesi “perché questo è il metodo che intendo seguire: ascoltare le istanze, comunicare quel che accade a Bruxelles, che è molto più vicina alla vita di ciascuno di noi di quanto si possa pensare”.

Durante l’intervento, l’on. Pogliese, innanzi a circa 500 persone, ha ricordato che il “metodo” dell’ascolto non gli è nuovo: “Un percorso di confronto costante che si inserisce all’interno di una storia politica in cui ho cercato la medesima impostazione”.

Adesso, grazie a 61 mila siciliani, di cui 34 mila catanesi, Pogliese, vuole rafforzare il confronto tra la Sicilia e Bruxelles, già caldo in questi primi mesi “Conoscere la nuova macchina amministrativa e politica ha impiegato i primi mesi del mandato parlamentare – prosegue l’eurodeputato-. Poi l’elezione del nuovo presidente della Commissione europea, i primi contatti con i 28 commissari, la costituzione delle Commissioni parlamentari”.

Quindi l’emergenza immigrazione: “Non ho potuto che sottolineare il fallimento di Mare Nostrum che come ha detto in Commissione non Pogliese, ma il direttore di Frontex, Fernandez, ha avuto un effetto moltiplicatore degli sbarchi e, purtroppo delle tragedie in mare. Occorre conciliare le esigenze solidaristiche a quelle della tutela della sicurezza nazionale attraverso la nuova operazione, stavolta europea e non solo italiana, Tritone, ma ho anche chiesto la modifica dell’accordo Dublino3 sul diritto d’asilo”.

Pogliese, componente della Commissione Trasporti e Turismo, si è poi soffermato sul piano investimenti della Commissione Junker: 300 miliardi di euro. “Mi auguro che prima o poi possa rivedere la luce il progetto del Ponte sullo Stretto, la cui soppressione voluta dal Governo Monti è una assoluta eresia, se consideriamo le penali da pagare al consorzio di imprese, gli investimenti privati, oppure l’Iva che lo Stato avrebbe recuperato, ci accorgiamo come spenderemo più soldi per non fare l’opera piuttosto che per farla. Senza contare le refluenze turistiche e di sviluppo commerciale, immaginabili a tutti ma non a qualcuno”.

Il tema più importante, però, è stato quello dei fondi strutturali. “La Banca d’Italia fotografa la situazione drammatica dell’economia regionale. Riduzione del Pil del 13 % dal 2007, tasso di disoccupazione al 23% complessivo, del 60 % giovanile. Tutti i settori sono in profonda crisi, ad eccezione del turismo che ha guadagnato il 10,8 %. Ebbene, in questo contesto, i fondi strutturali rappresentano l’unica possibilità di generare economia mettendo in moto risorse fresche. Ma come al solito siamo in ritardo, in grave ritardo” sottolinea Pogliese.

“Nonostante una accelerazione in questi ultimi anni sui fondi Fesr, al 31 ottobre abbiamo certificato in Sicilia il 48,5 % delle somme stanziate, sui fondi Fse il 70,4 %, e rischiamo di perdere, se non li dovessimo spenderli entro il 31 dicembre, 671 milioni di euro. Certo, entro il 31 dicembre 2015…dovremo essere tanto bravi da spendere altri 2658 milioni di euro, per non parlare dei Pac a cui il Governo Renzi ha sottratto 500 milioni per i gravissimi ritardi della nostra Regione. Tutto questo, visto l’immagine fornita dalla Banca d’Italia, è paradossale. Mi auguro che si possa davvero invertire la rotta, facendo tesoro degli errori del passato: enormi ritardi nella concessione di parei e autorizzazioni; frammentazione degli interventi 2000 – 2006, 70 misure che hanno dato vita a 9454 progetti finanziati utili certamente ad aiutare qualche amico degli amici ma non a fare aumentare il Pil, come invece accaduto in Irlanda, Spagna e altre nazioni; l’instabilità politica, con turnover di assessori e dirigenti davvero impressionante. Questo il quadro su cui bisogna muoversi e mi auguro che, grazie a questo incontro, in cui sono scaturite importanti indicazioni, si possano combattere insieme alcune battaglie, nell’interesse esclusivo della nostra terra”.

Dopo l’intervento dell’on. Pogliese e i saluti del sindaco di Catania, Enzo Bianco – che ha apprezzato il metodo del confronto propositivo – si sono susseguiti gli interventi con proposte concrete e autorevoli di Pietro Agen, Presidente Confcommercio Sicilia, di Antonio Barone, Presidente Confartigianato Imprese Catania,di  Mario Bevacqua, Presidente Federazione Mondiale delle Associazioni delle Agenzie di Viaggi, di Vincenzo Falgares Dirigente dipartimento Programmazione Regione siciliana, di Roberto Nanfitò dell’Autorità portuale di Catania, di Rosario Lanzafame, Presidente Agenzia Provinciale per l’Energia e l’Ambiente di Catania, di Gaetano Mancini, Amministratore delegato Società Aeroporto Catania, di Giovanni Pappalardo, Presidente Coldiretti Catania, di Giovanni Selvaggi, Presidente Confagricoltura Catania, di Isabella Altana, della segreteria nazionale del Codacons, di Sebastiano Truglio, Presidente Ordine dei Commercialisti di Catania. Ha chiuso il dibattito Dario Pettinato, Docente di Diritto Comunitario all’Università di Catania. L’incontro è stato moderato da Carlo Alberto Tregua, direttore del Q.D.S.

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