Forza Italia è terzo ma Pogliese si consola col seggio e con… la sconfitta di Crocetta. Per Salvo Pogliese, neo eletto al Parlamento europeo per Forza Italia e già vice presidente dell’Ars, il risultato del partito berlusconiano in Sicilia è andato oltre le iniziali aspettative: il 21 per cento, quattro punti in più rispetto al dato nazionale.

“Frutto – ha sottolineato nel corso della conferenza stampa tenuta nella sua segreteria politica – di una lista plurale e radicata, che ha rappresentato le anime che devono albergare in Forza Italia, grazie alla caparbietà del coordinatore regionale il senatore Enzo Gibiino”. Quest’ultimo sedeva accanto a lui assieme al deputato nazionale Basilio Catanoso.

“Nonostante il trend nazionale favorevole al Partito Democratico e le anomalie territoriali siciliane – ha affermato Pogliese – abbiamo ottenuto un ottimo risultato grazie anche alla contestuale sconfitta di Crocetta che si conferma essere il nostro miglior alleato”.

Al di là della battuta, l’analisi di Pogliese si è soffermato anche sul risultato del Pd che, mondato del notevole risultato di Articolo 4, “vede il partito di Renzi in Sicilia ottenere 10 punti in meno rispetto al risultato nazionale”.

“Ecco perché – ha aggiunto – si può immaginare da dove il centro destra siciliano deve ripartire, cioè soprattutto dal radicamento nel territorio, dalla sua strutturazione coerente e dalla meritocrazia. E anche da quel 58 per cento di siciliani che non ha votato che sono sicuro comprende una grande maggioranza di nostri interlocutori. Forza Italia deve far tornare a votare il centrodestra”.

Pogliese ha quindi indicato quali saranno i temi che, da siciliano affronterà nella sua esperienza a Bruxelles. “Con entusiasmo e passione tipicamente siciliano porterò l’impegno costante e quotidiano nell’interesse esclusivo della Sicilia. Bruxelles si è comportato sempre in maniera pilatesca nei confronti della Sicilia, penso al tema dell’immigrazione, dove siamo lasciati soli a fronteggiare flussi migratori enormi: occorrono accordi bilaterali con gli stati del nord-Africa”.

“Bisogna tutelare gli interessi della nostra agricoltura di qualità – ha concluso – massacrata sull’altare della ratifica di accordi commerciali vergognosi, come quello col Marocco, che è stato funzionale solo alle esportazioni dell’industria franco-tedesca; penso ai fondi strutturali dove bisogna invertire la lotta, per ridurre il gap infrastrutturale che rappresenta uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo della nostra terra”.