Sono in tutto 30 le persone arrestate per mafia e favoreggiamento a Matteo Messina Denaro nell’ operazione condotta ieri notte dalla Dia che ha, di fatto, decapitato il mandamento di “Castelvetrano. Oltre ad Anna Patrizia Messina Denaro, la sorella quarantatreenne del boss latitante. Iona manette sono finiti altri 4 parenti stretti del boss. Si tratta del nipote Francesco Guttadauro, un cognome importante il suo visto che la famiglia Guttadauro riveste un ruolo di primo piano anche nella mafia palermitana di Brancaccio e dunque era il raccordo fra Palermo e Trapani. Ancora manette ai cugini Mario Messina denaro, Lorenzo Cimarosa e Giovanni Filardo.

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17 gli arresti eseguiti dai carabinieri del Ros fra Castelvetrano, Campobello di Mazara e Salemi. Nell’indagine emergono gli affari delle cosche con interessi nella realizzazione del Villaggio Valtur di Tre Fontane, nella realizzazione del parco eolico della “Energie rinnovabili alternative srl” per entrare nel quale avevano aggirato il protocollo di legalità firmato con la prefettura di Trapani, nella realizzazione del polo tecnologico di contrada Airone, nelle costruzioni e riparazioni stradali.

Il ruolo di vertice operativo era stato assunto da Francesco Guttadauro, figlio di Filippo Guttadauro e Rosalia Messina Denaro nipote e porta ordini del boss latitante e responsabile della raccolta di fondi per sovvenzionare la latitanza dello zio e le necessità della famiglia. Guttadauro viene intercettato più volte mentre e intento a dirimere le contese anche sulla spartizione dei proventi delle imprese della cosca in particolare degli imprenditori mafiosi Antonino Lo Sciuto e Lorenzo Cimarosa quest’ultimo cugino di Matteo Messina Denaro.

I due sono erano titolari della BF costruzione e della Mg costruzioni considerate dagli inquirenti i bancomat di Messina Denaro. Le imprese possono contare anche su appalti pubblici per il rifacimento delle strade nella zona di Castelvetrano, la costruzione del polo tecnologico di contrada Airone, le piazzole elettriche del parco eolico di “Ventodivino” e tanto altro.

Per dialogare con le cosche di Palermo, lui che essendo un Guttadauro era di fato imparentato anche con i boss di Brancaccio, usava altri boss. In particolare Nicolò Polizzi capomafia di Campobello di Mazara e Francesco Luppino. Proprio Luppino, per conto di entrambe le cosche,  avrebbe controllato alcune operazioni attraverso le quali contava di infiltrarsi nei lavori per la costruzione del villaggio Valtur di Tre Fontane di Campobello. Gestiva perfino i contatti con vari operatori economici della zona e con il Comune, anche per ottenere posti di lavoro.
Polizzi, per parte sua, avrebbe anche appoggiato una candidata alle elezioni del 2012 in cambio di rilevanti somme di denaro