Ci sarà anche Gianpiero D’Alia, presidente nazionale dell’Udc, al meeting in programma domani a Catania in cui si proverà a capire se esiste ancora un progetto centrista dai toni definiti.  L’incontro organizzato dall’eurodeputato Giovanni La Via parla ai popolari che fanno politicamente rima con moderati.

D’Alia quale la collocazione nello scacchiere attuale?

“Penso chi ci sia una fetta importante di cittadini italiani che non ha rappresentanza politica e che non si riconosce nelle attuali formazioni. Questo riguarda tutto e anche la crisi della politica italiana, da un decennio a questa parte, e riguarda in particolare l’area moderata all’indomani della frantumazione dopo la fine del centrodestra berlusconiano. Questa fetta di elettorato ha bisogno di essere riaggregata attraverso una nuova offerta politica. Credo che oggi lo spazio ci sia ed abbiamo il dovere di lavorare sodo su questo”

Si avvicinano le amministrative in diverse città importanti: Milano, Roma e Napoli in primis. Come ci ‘arriva’ l’area moderata?

“Penso che l’area moderata stia andando incontro alle prossime scadenze amministrative nel modo peggiore possibile, assolutamente impreparati. Bisogna, come detto, lavorare e tanto”

Il governo Renzi, invece, secondo lei come ‘procede’?

“Non faccio il sondaggista ma il premier ha ragione quando dice che i dati sull’occupazione e la crescita sono cresciuti nell’ultimo anno e mezzo. Questi sono dati oggettivi. Poi ognuno può giudicare se si poteva o meno fare di più. Il dato oggettivo, ribadisco, è quello, e per questo non può che essere apprezzato”

Scendiamo in Sicilia. Lei fu fra i maggiori sostenitori della candidatura di Crocetta. Come giudica l’operato del governo regionale?

“Io sono assolutamente consapevole di essere stato fra i principali protagonisti di quella scelta. Tutto però andrebbe contestualizzato e non va dimenticato che la scelta nacque nel momento politico peggiore della Sicilia con le dimissioni di Lombardo e della crisi del centrodestra isolano che anticipò quella nazionale e che produsse i guasti che sono sotto gli occhi di tutti…”.

A cosa allude?

“Oggi è comodo, anche per gli attuali esponenti del centrodestra e della destra che vissero quella stagione, scaricare tutto su Crocetta come se la responsabilità dello sfacelo dei conti pubblici siciliani e quant’altro sia stata causata da questi ultimi due anni di governo. Sappiamo e sanno bene che le responsabilità sono ben più profonde, chi non ha peccato scagli la prima pietra ed in particolare quanti, nelle esperienze precedenti a quella di Crocetta ebbero responsabilità di governo…”

Più obiettività, dunque, non guasterebbe…

“Credo sia più onesto per tutti dire che c’è una condizione strutturale negativa causata da un ventennio di errate politiche di bilancio e di spesa ed oggi ne paghiamo le conseguenze. Sarebbe dunque ingeneroso scaricare tutto su Crocetta, che pur anche noi abbiamo criticato sempre alla luce del sole”

Dell’attuale difficoltà che vive l’Isola se ne potrebbe avvantaggiare il M5S ?

“Che il Movimento 5 stelle anche in Sicilia abbia un consenso molto ampio è sotto gli occhi di tutti. Le ragioni di questo consenso andrebbero però approfondite e non riguardano, secondo me, solo quel forte radicamento sociale antipolitico pur presente nel Paese. Ci sono anche pezzi della società siciliana, molte categorie che votavano per i partiti ‘tradizionali’ e che oggi, trovandosi nella condizione di non essere più garantiti dal ‘pubblico’, hanno ‘scelto’ la protesta. Si pensi ai forestali, o ai precari. Ma il problema non è questo…”

Ovvero?

“Va detto che in Sicilia, da circa due anni, il ‘grillismo’ governa in diversi Comuni importanti come Ragusa, Bagheria o Augusta. I cittadini potranno insomma valutare se quelle esperienze di Governo possano essere dei modelli da esportare anche alla Regione. Dopo di che, in democrazia, non bisogna avere paura: le elezioni si perdono e vincono. Il tema comunque non è su cosa fanno i grillini ma su cosa facciamo noi. Chiaro è che se noi sbagliamo scelte politiche e di governo alimenteremmo ancor più la protesta…”

Tema caldo, fra i tanti in Sicilia, quello dei precari. Come se ne ‘esce’?

“In tutta Italia ci sono circa 120mila precari in tutti i settori della Pubblica amministrazione oltre ad altrettanti nel solo settore scolastico che con la ‘Buona Scuola’ sono e saranno progressivamente avviati ad un inserimento stabile. La Sicilia ne conta circa il 20% del totale. Il mio decreto 101 del 2013 funzionò bene nel resto d’Italia meno in Sicilia”.

Perché?

“Per due ragioni. Innanzi tutto sui precari in Sicilia molti deputati, regionali e nazionali di maggioranza e di opposizione hanno costruito le loro fortune politiche. Nessuno ha mai avuto interesse a stabilizzarli nelle pubbliche amministrazioni perchè è sempre meglio tenere queste persone in uno stato di bisogno e non di ‘certezza’ e virtuosità amministrativa. La seconda è che i precari siciliani, la cui stragrande maggioranza è negli enti locali, sono dipendenti regionali ma lavorano per i Comuni. Questi ultimi non li vogliono stabilizzare perché nel tempo dovranno ‘accollarsi’ gli oneri gli stipendi del personale. Questa situazione ibrida di rimpallo fra Regione ed enti locali ha prodotto la mancata stazione del percorso prevista dalla mia legge che avrebbe consentito molte più stabilizzazioni nella pubblica amministrazione”.

Quali dunque, ad oggi, le possibili soluzioni?

“Ci sono due strade. Si può utilizzare l’attuale società esterna della Regione che si occupa della gestione del personale dipendente delle società partecipate messe in liquidazione. Basterebbe modificare l’oggetto sociale della società, ampliandone la mission, ovvero, formando i precari ed inserirli nei vari settori delle PA siciliane ma anche in progetti di pubblica utilità. L’altra strada è quella di istituire un ruolo unico ad esaurimento regionale del precariato e far fare questo stesso lavoro appena menzionato proprio alla Regione e non alla società esterna. L’importante comunque è mettere una parola fine al gioco inglorioso sulla pelle dei precari su cui politicamente si è molto, troppo, speculato”

Tornando brevemente a temi politici, che ne pensa del ritorno di Miccichè in Forza Italia?

“Ho stima ed amicizia per Miccichè, persona per bene e corretta. Per il resto lo vedremo all’opera. Gli faccio tanti auguri…”

Senza il ‘centro’, pare, non si vinca. E se fosse lei uno dei candidati per il dopo Crocetta?

“Si voterà alla Regione ad ottobre 2017. E’ assolutamente prematuro parlare di candidature. Il centro, va detto, politicamente non è poi un luogo geometrico né esistono più rendite di posizione. I flussi elettorali sono assai volubili negli ultimi anni perché la crisi dei partiti e delle istituzioni ha creato una sfiducia ed una mancanza di fidelizzazione degli elettori rispetto ai soggetti politici. C’è dunque tutto da conquistarsi giorno per giorno con un progetto chiaro e una classe dirigente spendibile guardando ai contenuti e al merito delle cose che si propongono e che si devono fare più che alla collocazione geografica e politica di ognuno di noi…”