Sicilia, l’isola dove il lavoro non c’è, forse potrebbe esserci, ma in ogni caso è meglio andar via.
Gli insegnanti in fuga verso il Nord ne sono esempio.
E cosa dire poi degli oltre 20 mila precari degli enti locali siciliani?

Per loro potrebbe essersi aperto uno spiraglio, e sperano adesso più che mai nella stabilizzazione con il decreto sulle assunzioni nella pubblica amministrazione firmato la scorsa settimana dal ministro Madia.

La norma prevede lo stop al divieto di assunzione per i Comuni e gli altri enti pubblici che attualmente hanno più del 50 per cento di spesa corrente impegnato per stipendi di personale.

Di conseguenza i Comuni siciliani potrebbero stabilizzare i precari utilizzando il fondo della Regione di cui fanno parte risorse pari a 300 milioni di euro. Il passaggio però non è automatico: l’Ars deve infatti stabilire come utilizzare il contributo regionale nel momento in cui il precario viene assunto.

L’incertezza la fa da padrone, ed anche i sindaci vogliono vederci chiaro. Attualmente lo stipendio dei precari degli enti pubblici viene pagato per il 20 per cento dai Comuni e per l’80 per cento dalla Regione. Il timore dei sindaci è di dover far fronte interamente allo stipendio dei precari nel caso in cui gli stessi vengano assunti dal Comune, passando così interamente in carico all’Ente Locale. Se la Regione sospendesse il contributo, i Comuni non potrebbero di certo assumere, per non gravare sulle già dissestate casse.

I precari attendono e sperano che sia la volta buona, dopo la stangata dell’ex governo Letta che aveva imposto ‘regole’ che di fatto avevano impedito il rinnovo degli incarichi dei ‘contrattisti’, con il risultato che la Sicilia, per avere una deroga al rinnovo di ben 20 mila ex Lsu, è stata costretta a tagliare in bilancio circa 300 milioni di euro.

Sul nuovo scenario pro-assunzioni incombono già le polemiche. Il quotidiano Libero definisce il decreto Madia “una licenza di assumere per le Regioni”