Verso il licenziamento dei precari che lavorano nei comuni in default. Si comincia da Cefalù che non ha avuto autorizzata la proroga e dovrà licenziare 89 persone, ma si tratta solo  del primo comune che riceve l’invito a licenziare. Nella medesima situazione ci sono decine di comuni siciliani.

Dal 1 gennaio 2016 a rischio licenziamento i precari del Comune di Cefalù, per la mancata proroga del loro contratto. La notizia è arrivata stamattina mentre i lavoratori erano riuniti in assemblea sindacale e ha gettato nel panico il personale.

“Lo stop alla proroga – spiega Salvatore Badami coordinatore provinciale della Cisl Fp Palermo Trapani presente alla riunione di oggi – è legato, come per altri Comuni della Sicilia, allo stato finanziario dell’ente, oggi in dissesto. E giunge nonostante la disponibilità dell’amministrazione di Cefalù di farsi carico del 50% dei costi di questo personale. Dal 1 gennaio 2016 possono perdere il posto di lavoro i precari di questo Comune con l’aggravante del danno conseguente per tutti i servizi municipali, erogati per la maggior parte grazie ai contrattisti”. La Cisl Fp Palermo Trapani annuncia che a partire da oggi i lavoratori saranno in stato di agitazione e che saranno difesi i diritti acquisiti di questo personale.

La proroga, invece, arriverà per i precari degli altri comuni ma solo per un anno. Nessun salvataggio, dunque, ma un vero massacro.

“Assistiamo, come al solito, a uno spettacolo indecoroso – dice il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone -. Oggi è stata assicurata ai precari degli Enti locali siciliani la proroga del contratto di un solo anno e nemmeno per tutti. Senza ulteriore modifiche alla Legge D’Alia, infatti, settemila lavoratori dei Comuni in dissesto e pre-dissesto saranno comunque licenziati mentre gli altri continueranno a essere osteggio dei capricci della politica”.

“E’ difficile capire se si tratta di insensibilità, incapacità o deliberata volontà da parte della politica di mantenere in questo vergognoso stato 22 mila famiglie, ricattabili per fini elettorali. Con lo sciopero dello scorso 11 dicembre abbiamo chiesto un tavolo di confronto per rendere chiari e precisi impegni e responsabilità, ma sino ad oggi non è arrivata alcuna convocazione mentre assistiamo al caos più totale e all’improvvisazione. La politica – conclude il leader della Uil Sicilia –  appare interessata solo alle proprie beghe interne, a cui dedica tutto il tempo e le energie, mentre rimane incurante del dramma di chi vive di stipendio. Continuiamo, quindi, a chiedere al Governo regionale e nazionale di convocarci, non nel 2016 ma subito per capire come tamponare l’emergenza dei precari che rischiano di essere licenziati e come avviare davvero la stabilizzazione”.

Con i precari si sta innescando in Sicilia un’altra macelleria sociale. Alla richiesta di stabilizzazione il governo risponde con una proroga per soli 12 mesi e solo per una parte dei lavoratori che determina destabilizzazione ed è destinata a innescare tensioni sociali e a creare problemi negli enti utilizzatori”. Lo dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, a proposito dell’emendamento sui precari siciliiani approvato dalla Commissione bilancio della Camera. “Se uniamo questa vicenda al blocco di 500 milioni delle risorse destinate alla Sicilia- aggiunge Pagliaro- vediamo come il pubblico impiego siciliano rischi di diventare una polveriera, con rischi pure per la qualità dei servizi erogati”.

A proposito dei precari la Cgil annuncia il prosieguo delle iniziative di mobilitazione. “Ci sono stati annunciati emendamenti su emendamenti tutti risolutivi- dice Pagliaro- e una fantomatica agenza anch’ essa risolutiva. E ora invece si partorisce una soluzione che lungi dal risolvere i problemi è destinata a creare problemi a migliaia di lavoratori e questo è inaccettabile”.