La Commissione Bilancio della Camera ha dato l’ok ad una nuova formulazione dell’emendamento presentato dal Pd, primo firmatario Angelo Capodicasa, all’articolo 21 della Legge di Stabilità, che da’ il via libera alla proroga per un altro anno dei contratti dei circa 22 mila precari degli enti locali siciliani.

I contratti scadono il 31 dicembre prossimo. Lo rendono noto lo stesso Capodicasa, componente della commissione Bilancio di Montecitorio e la deputata del Pd Teresa Piccione.

Dunque precari salvi ancora per tutto il 2015 ma la regione non ha ancora un piano per la loro stabilizzazione che è necessario, anzi indispensabile, in base alla legge di riforma della P.A. firmata dall’ex Ministro Gianpiero D’Alia. Una legge che pone paletti precisi per la stabilizzazione e rispetto alla quale la maggior parte dei Comuni siciliani non sono in regola e dunque non in grado di stabilizzare e probabilmente non lo saranno mai.

La via d’uscita ipotizzata fino ad ora è quella di un piano regionale complessivo e di una legge di deroga per la Sicilia ma la regione dovrebbe farsi carico di una parte consistente della spesa con soldi propri che non ha. E da qui i ritardi mascherati da rischieste di tempo per predisporre il censimento ed il piano.

La nuova proroga concessa da Roma da tempo un altro anno ma da qui alla fine del 2015 la Sicilia sarà in grado di varare e finanziare una legge per i precari pubblici siciliani  probabilmente no ed il problema diventa enorme sia da un punto di vista sociale che per i servizi erogati dagli Enti locali molti dei quali sono frutto proprio del lavoro di questi precari e rischierebbero di fermarsi.

In questa vicenda siciliana e di difficile soluzione piove come un macigno la sentenza della Corte Europea sui precari della scuola italiana. pronunciata su un fatto specifico, ovvero il ricorso costante del Ministero dell’istruzione, agli insegnanti precari ed il sistema di reclutamento e stabilizzazione legato ai ‘punti’ maturati dagli insegnanti con le supplenze, la sentenza della Corte europea di fatto condanna l’Italia ad assumere tutti gli insegnanti precari, fatto che non preoccupa il Ministero che sostiene di essersi già incamminato su quella strada, ma stabilisce anche un principio di fondo che rischia di far saltare tutto il sistema precari Italia e dunque anche e soprattutto Sicilia.

Il pronunciamento è articolato ma nella sostanza stabilisce due principi fondamentali: che è indifferente che il datore di lavoro sia pubblico o privato (distinzione questa che ha guidato tutti i pronunciamenti anche dei tribunali del lavoro italiani dell’ultimo decennio) e che per ricorrere ad un contratto di lavoro a tempo determinato deve essere chiara l’esigenza provvisoria dunque utilizzare precari con successivi rinnovi per esigenze che si configurano stabili è illegittimo.

La Corte ‘condanna’ poi l’esistenza solo teorica di norme in Italia che prevedano sanzioni che rappresentino ‘scoraggiamento e disincentivo’ nei confronti di chi ricorre ai contratti a tempo determinato in modo improprio e dunque condanna l’Italia ad assumere tutti quei precari della scuola che sono stati utilizzati con più contratti consecutivi dimostrando, di fatto, che l’esigenza era stabile anche quando le persone vengono spostate da un luogo ad un altro.

Anche se la sentenza riguarda solo la scuola e solo i ricorrenti (esistono alcune specificità degli accordi contrattuali degli insegnanti che sono estensibili agli altri lavoratori pubblici) il principio ‘rischia’ di essere generale. Le continue proroghe, di anno in anno, dei precari configurano in tutto e per tutto esigenze stabili e continuative e dunque, in base a questo principio, sono già tutti assunti. Ed è indifferente il fatto che il datore di lavoro sia ‘pubblico’ e dunque non si può usare una norma di stabilità per negare il diritto acquisito.

Una sentenza storica rispetto alla quale, c’è da giurarci, ora scenderanno in campo grandi giuristi per trovare un cavillo che permetta di limitarne l’applicazione al solo mondo della scuola dove già di per se è dirompente.

Se da una parte questa sentenza potrebbe dare speranza ai precari di tutta Italia e a quelli siciliani, dall’altra rischia di mandare in default lo Stato italiano e di affossare definitivamente i conti siciliani. Il fallimento è dietro l’angolo ed è probabile che da domani si studi sul come evitarlo scaricando proprio i precari.