La revisione del sistema delle prefetture italiane in corso a livello centrale coinvolge anche la Sicilia dove è a rischio chiusura la prefettura di Enna. in base al progetto di riforma resterebbero in piedi tutte le altre 8 prefetture mentre Enna, in virtù delle piccole dimensioni della provincia e della sua vicinanza con Caltanissetta, verrebbe accorpata proprio alla prefettura Nissena. Complessivamente sarebberpo 23 le prefetture tagliate in Italia.

Le prefetture diventeranno come previsto nel provvedimento 80, rispetto alle attuali 103 entro il 31 dicembre 2016. Sul provvedimento comunicato ai sindacati la parlamentare del PD Maria Greco esprime forte contrarietà echiede un ripensamento da parte del governo.

“La soppressione determinerebbe inevitabilmente anche la scomparsa di altri enti quali la questura, il comando dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco tenuto conto che sono organismi presieduti dal prefetto all’interno del Comitato per la sicurezza – dice – La prefettura costituisce un presidio per la legalità e il provvedimento impoverisce il territorio ennese perché verrà meno la presenza dello Stato, la difesa del territorio, il controllo, e tutte le altre competenze, l’ accorpamento della prefettura determinerebbe inesorabilmente non solo un indietreggiare della presenza forte e vicina dello Stato, ma avrebbe anche notevoli ripercussioni occupazionali in un territorio già spogliato di numerose realtà istituzionali”.

“Sulla vicenda auspico – aggiunge – un sinergico impegno da parte di tutta la deputazione regionale ennese per scongiurare l’ accorpamento della prefettura , nell’ esprimere solidarietà alle sigle sindacali, mi auguro che in tutti i comuni ennesi siano deliberati nei rispettivi consigli comunali ordini del giorno a favore del mantenimento della prefettura, tutto questo – conclude l’ On. Maria Greco – deve precedere le iniziative che verranno organizzate successivamente per ribadire e richiedere fermamente la presenza dello Stato attraverso la prefettura”.

“La logica dei tagli alla spesa non può confliggere con l’esigenza di sicurezza e legalità espressa dal territorio. La soppressione della Prefettura di Enna e l’accorpamento con la prefettura di Caltanissetta deciso dal Ministero dell’Interno a partire dal 2016 è inaccettabile perchè suona come una resa della comunità nazionale al malaffare ed alla criminalità – dice Luisa Lantieri – in un momento di forti tensioni sociali ed economiche che sta attraversando l’intera provincia,

Comprendiamo bene l’esigenza di ridurre le spesecontinua l’On.le Lantieri – ma sopprimere la Prefettura in un territorio dove la pesante crisi economica sta riproponendo reati antichi come l’abigeato e dove c’è un costante braccio di ferro tra Stato e antistato può suonare come inquietante segnale di resa. I siciliani – soprattutto quelli delle zone più interne – hanno bisogno di non sentirsi cittadini di serie B”.

Sul versante sindacale subito dopo aver ricevuto il decreto che rientra nella riforma Madia sono scattate le proteste. Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Pa criticano la nuova organizzazione del ministero dell’Interno e annunciano lo sciopero per il 22 settembre  “In un momento di massima emergenza in materia di gestione dell’immigrazione e della sicurezza, il governo pensa di chiudere 23 prefetture. Un arretramento inaccettabile dello stato dal territorio, che rischia di lasciare nel caos cittadini e lavoratori”. Per i sindacati si tratta di un provvedimento “sbagliato e intempestivo”.

“Ancora una volta il Governo mette in campo una spending review con i criteri dei tagli lineari, senza aggredire la vera spesa inutile e improduttiva e creando problemi ai territori, ai cittadini e ai lavoratori – dice il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, a proposito della soppressione di 23 Prefetture, tra cui quella di Enna, decisa dall’Esecutivo.

“Per quanto riguarda Enna – afferma Pagliaro- è un deciso attacco a un territorio che già sconta grandi problemi sotto il profilo economico, sociale, occupazionale e che non può consentirsi che a questi si aggiungano quelli che inevitabilmente  creerà il venire meno di un presidio di legalità come la Prefettura”. Per Pagliaro “la logica è la stessa di quella con cui si è proceduto alla riforma delle Province. Ma in questo caso- osserva- è certamente un segnale negativo, nella difficile fase che stanno attraversando il Paese e la Sicilia, il venire meno di un’ un istituzione che conferma la presenza dello Stato, quando ci sono ambiti come la lotta alla mafia, la gestione delle problematiche legate all’immigrazione, le tensioni di vario genere legate alla crisi che richiedono invece una presenza forte e capillare dello Stato”.