Presidente della Regione cercasi. Mentre la finanziaria regionale arrivava in aula per la discussione generale nella giornata di ieri e si affilavano le armi per la battaglia che comincerà oggi alle 15 con l’apertura della seduta fiume sul merito delle norme, il Presidente della Regione non bazzicava i corridoi dell’antico palazzo dei Normanni.

Lo hanno fatto notare per tutta la giornata le opposizioni che parlano di un presidente assente ormai da tempo, che non si è visto in commissione se non di sfuggita, che non ha partecipato ai lavori sulla finanziaria. un presidente che non difende la norma quasi come se non fosse sua figlia.

A difendere e spiegare la manovra in testa a tutti c’è l’assessore Baccei, e con lui qualche altro assessore soprattutto di ‘marca’ Pd. Ma non c’è il presidente. E le opposizioni vogliono sapere di chi è figlia questa manovra e chi si assume la responsabilità di essa.

Crocetta, in realtà, ieri era con l’assessore Vancheri a presentare la partecipazione della Sicilia ad Expo ma anche dopo la confusa conferenza stampa durante la quale Crocetta ha parlato di una Sicilia in ripresa economica, del Presidente della Regione solo poche tracce sparse senza mai una presenza stabile come dovrebbe accadere quando si discute una legge importante, una norma dalla quale dipende il futuro della Sicilia e non solo del governo.

In compenso si è visto un agguerrito assessore Baccei. Affannatevi pure a mandare in aula emendamenti, è il messaggio giunto da Baccei, tanto la manovra è questa e non sic ambia. I saldi non possono essere toccati è stato il messaggio lanciato fra le righe. mai una parola diretta in questo senso ma il significato è stato chiaro a tutti.

“Chiudere questo bilancio è stato più un miracolo che altro – ha detto Baccei – partivamo da un disavanzo strutturale di 3 miliardi di euro, una cosa enorme. Dunque, considerando da dove eravamo partiti il risultato raggiunto è grandissimo”.

Baccei ha sottolineato che, oltre a coprire il disavanzo, il governo ha aggiunto somme “per fare pulizia e chiudere i debiti del passato, come i 40 milioni con Riscossione Sicilia, il pagamento dei fitti passivi e le borse di medicina. Partite  che erano state nascoste sotto al tappeto”.

“Stiamo facendo pulizia dei residui attivi e di alcuni rischi di bilancio, lavorando assieme alla Corte dei Conti, perché se lo facciamo quest’anno ammortizziamo in trent’anni, altrimenti in tre anni con gravi ripercussioni”.

Ma dentro la Finanziaria ed il bilancio annesso c’è di tutto a cominciare dai 450 milioni di euro bloccati in attesa dei fondi da Roma che per il momento non potranno arrivare. Soldi che se non arrivassero manderebbero in tilt il sistema Sicilia. Fra questi, infatti, ci sono metà dei fondi regionali per i comuni (circa 175 milioni di euro) ma verrebbero meno anche un terzo dei fondi per gli ex Pip usati dai Comuni (9 milioni su 27) e per i braccianti agricoli forestali (46 milioni su 136).

ll governo ha proceduto con tagli di questa entità praticamente nell’intero settore. mancano finanziamenti per un terzo del totale anche a Arpa. Eas, Consorzi di bonifica. Insomma senza quei 450 milioni che possono sembrare pochi di fronte ad un buco di 3 miliardi di euro) la pace sociale sarebbe a rischio, anzi la guerra dei precari, dei disoccupati e così via sarebbe una certezza.

Ma per avere risposte non basterà questa finanziaria, bisognerà attendere Roma che per il momento pensa all’italicum con Renzi che minaccia la crisi se non passerà la riforma elettorale così com’è. un modo di procedere analogo a quello siciliano, dunque, dove  le opposizioni continuano a gridare ma la finanziaria deve passare così com’è osi prenderanno la responsabilità della crisi e, dunque, di anticipare di qualche mese la fine della tregua sociale.

Intanto gli ex Pip presidiano il Palazzo. saranno in piazza oggi, domani e dopodomani. Un accenno di pressione, un modo per ricordare che ci sono. Presto a loro potrebbero aggiungersi in tanti, tantissimi