L’attesissima parata del Palermo Pride nazionale 2013 – il più a Sud d’Europa – ha attirato per le strade del capoluogo siciliano, secondo i dati forniti da Arcigay Palermo, sulla base di una stima della Questura, 135 mila partecipanti, giunti da tutta Italia per assistere alla marcia dell’orgoglio gay, animata dai coloratissimi carri che hanno sfilato dal Foro Italico a piazza Principe di Camporeale, ultima tappa del percorso.

I vip attesi per l’evento hanno voluto partecipare fin dall’inizio alla marcia tra gli oltre 20 carri. Tra loro le siciliane Barbara Tabita, Maria Grazia Cucinotta ed Eva Riccobono, madrine dell’evento insieme a Vladimir Luxuria. “Oggi è la festa della famiglia, non solo degli omosessuali ma di tutti coloro che si amano”, ha affermato la Tabita. “Sono molto felice di prendere parte a un’avvenimento di tale importanza nella mia città – ha dichiarato la modella Eva Riccobono – . Voglio precisare che, in una terra troppo spesso etichettata come luogo di ignoranza e arretratezza, la manifestazione di oggi rappresenta una rivoluzione culturale. Garantire i diritti delle persone gay è un grande segno di civiltà”.

Al corteo, partito pochi minuti prima delle 18, si è poi unita Vladimir Luxuria che ha invitato la società civile a “combattere il potere eterosessista con lo stesso coraggio con cui in Sicilia avete combattuto la mafia”. E poi, il riferimento al Family Day che si svolgeva in comtemporanea al Parco Ninni Cassarà: “Il Family Day è qui al Pride – ha commentato – perché noi qui non discriminiamo nessuma famiglia”.

In corteo anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che, interrogato sui futuri passi legislativi in tema di riconoscimento dei diritti lgbt e dei matrimoni gay, ha replicato: “Ci vogliono dei tempi per ogni cosa. Nessuno si sarebbe aspettato che il pride nazionale si sarebbe potuto tenere qui. Questo momento rappresenta un passo importante perché molti dei cambiamenti storici più significativi sono partiti da questa terra”.

Pochi minuti dopo sul proprio profilo Facebook, il governatore ha scritto: “Ho 55 anni e sto invecchiando in un Paese di cui mi vergogno. Noi siamo qui per dire la verità, senza ipocrisie, e chiedere alla legge di riconoscere quello che è già nella vita, nella società”. L’amore – ha aggiunto – ha i colori dell’arcobaleno, non è possibile che viva codificato solo in bianco e nero”.

Porpora Marcasciano, presidente del Movimento identità transessuale ha ricordato come “molti transessuali siano dovuti scappare proprio dal Sud per vivere una vita normale. Oggi – ha osservato con commozione – ritorniamo al Sud, vuol dire che qualcosa di buono abbiamo fatto, che le nostre lotte non sono state vane e questo lo sta capendo anche la società civile”.

Maria Grazia Cucinotta ha parlato di “una festa per la vita di tutti in una Terra che dà sempre il coraggio di lottare”.

Il sindaco Leoluca Orlando, ha sottolineato la capacità di Palermo di essere “città accogliente”. Il Pride, oltre ad un importante evento culturale e sociale, è stata un’opportunità per il rilancio e l’affermazione di Palermo come meta turistica. A confermarlo i dati dell’osservatorio di Federalberghi, secondo cui in questi giorni gli alberghi cittadini hanno avuto un sostanziale “tutto esaurito”, con punte del 100% nel centro storico cittadino. “Questi dati dimostrano, se ce ne fosse stato bisogno, – ha aggiunto Orlando – che cultura ed economia vanno di pari passo con la crescita civile e dei diritti e che ogni investimento nelle attività per la cultura e per i diritti è un investimento che porta sviluppo e nuova economia”.

In corteo anche i carri degli attivisti No Muos, di Amnesty International, della Rete Universitaria Nazionale, gli striscioni del Coordinamento antiviolenza 21 luglio contro il femminicidio, del gruppo buddista arcobaleno, dell’Associazione genitori di omosessuali, del Gruppo Ali d’Aquila che riunisce gli omosessuali credenti. E poi, il lungo trenino delle Famiglie Arcobaleno, a bordo, decine di genitori con i loro bambini. “Siamo famiglie come tutte le altre – ha spiegato un papà – non vogliamo che i nostri figli vengano discriminati perché hanno due genitori dello stesso sesso. Siamo qui per mostrare la nostra normalità”.

Ad accogliere il passaggio dei carri per le vie della città, i lunghi applausi dei palermitani, per strada, dai balconi, nelle piazze. Per un’intera giornata, Palermo è stata davvero capitale dei diritti. Sarebbe bello avere la certezza che anche domani sarà così.

ve.fe.