“Probabilmente nello spazio c’è vita”: ne è convinto Umberto Guidoni – il primo italiano ad aver volato nello spazio con lo Shuttle diciannove anni fa – ospite d’onore questa mattina a Palermo del penultimo evento di “Panorama d’Italia”, organizzato da Panorama in collaborazione con il mensile Focus.

“Il fenomeno della formazione dei pianeti nell’universo è comunissimo, quindi moltiplicando per miliardi di stelle il numero dei pianeti che vi orbitano attorno è altissima la probabilità che esistano molti altri pianeti abitabili e probabilmente abitati. Detto questo non credo agli Ufo di cui parlano in tanti, perché le distanze da coprire per un ipotetico avvicinamento da quei pianeti alla Terra sono enormi e comunque prima di vedere degli alieni avremmo dovuto vedere delle macchine, un veicolo attrezzato per un viaggio interstellare lo vedremmo arrivare, non potrebbe sfuggire, e questo non è mai successo. Se succederà, segnare uno straordinario cambio di civiltà per l’uomo”.

L’astronauta, davanti a un pubblico fitto e misto di adulti e studenti, nella sala di Palazzo Mazzarino, sede dell’Università telematica Pegaso, introdotto dal direttore di Focus Jacopo Loredan, ha commentato con scioltezza e vivacità un cortometraggio eccezionale: “L’anno prossimo saranno vent’anni dal mio primo volo”, ha esordito, illustrando le immagini delle fasi del lancio dello Shuttle, dalla Florida, un oggetto alto come un palazzo di venti piano, pesante 2000 tonnellate, che in otto minuti e mezzo raggiunge i 28 mila chilometri all’ora ed entra nell’orbita terreste, dove s’inserisce in direzione della Stazione orbitante alla quale si aggancerà per scaricare uomini e materiali.

“La stazione spaziale internazionale è veramente il posto dove 15 paesi, tra cui l’Italia, hanno deciso di lavorare insieme”, ha sottolineato Guidoni: “Nel 2011 trasportammo circa 4 tonnellate di materiali per la stazione, tra cui i rifornimenti per gli astronauti che ci vivevano”. Oggi lavorano in orbita tre laboratori, uno americano, uno giapponese e il terzo europeo. Svolgono lassù gli esperimenti – numerosissimi – che richiedono assenza di peso e che sulla terra sono infattibili. “L’assenza di peso domina tutto, quando gli astronauti escono dalla stazione per le famose passeggiate spaziali sono legati come alpinisti e chiusi dentro tute speciali in grado di resistere ai 70-80 gradi sotto zero nelle fase diurne e ai 100 grado sotto zero di quelle senza sole”, ha raccontato ancora Guidoni, ricordando che il sole, visto dall’orbita terrestre percorsa a 28 mila chilometri all’ora, sorge e tramonta con un ciclo di 45 minuti per turno. ”Nel mio primo viaggio restammo a bordo della stazione per dieci giorni e poi la lasciammo, con un giorno di anticipo sul previsto perché doveva agganciarsi una Soyuz dalla Russia che trasportava, tra l’altro, il primo turista spaziale della storia”.

Il rientro dello Shuttle sulla terra è stato sempre un altro miracolo della tecnologia considerando che la navicella all’impatto con l’atmosfera deve attraversare una fase di calore estremo, oltre 2000 gradi, un muro di fiamme impressionante, per poi planare come un mattone verso il suolo, dove atterra come un aliante, senza motore, e quindi senza possibilità di sbagliare. “La terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere nella culla per sempre” ha detto Guidoni, in conclusione, citando il filosofo russo Nikolaj Fëdorov.

La conferenza di Umberto Guidoni è stato il penultimo evento di questa ricchissima tappa palermitana di “Panorama d’Italia”, che si concluderà oggi pomeriggio con il talk show tra Alfonso Signorini, direttore di “Chi”, la soubrette Valeria Marini e il direttore di Panorama Giorgio Mulè.
La tappa palermitana – un grande successo di pubblico – chiude l’edizione 2015 del Tour “Panorama d’Italia” che tornerà l’anno venturo in altre città.

Nella serata di ieri si erano concatenati in rapida successioni varie eventi di grande richiamo. Alle 16,30, a Palazzo Mazzarino, ha avuto luogo l’intervista pubblica di giorgio Mulè e Bruno Vespa al ministro della Difesa Roberta Pinotti, che è stata, com’era ovvio, sottoposta a un fuoco di fila di domande sulla drammatica attualità della lotta all’Isis. “Nessuna divergenza con Gentiloni e Renzi sulla linea antiterrorismo”, ha chiarito subito la Pinotti, “il governo ha una posizione univoca: discutiamo sempre insieme col ministro degli Esteri e con il Presidente del Consiglio. Certo, quando il ministro della Difesa parla – ha detto Pinotti – parla di truppe e di scenari strategici: è la funzione che la porta a questo, e che puo’ indurre l’idea che qualcuno sia più interventista e qualche altro più prudente. Ma è una questione di funzioni e non di posizione politica”. La Pinotti ha anche risposto sull’attacco del Mali: “Non posso dire che ci siano connessioni con Parigi ma è certo che le geografie del terrore si stanno collegando tra loro con strategie condivise” ha detto il Ministro. “Non vanno sottovalutate; sappiamo di tentativi di collegamento anche fra Isis e Al Qaeda da tempo in Afghanistan”. “L’Italia – ha aggiunto il ministro – non solo fa molto ma fa quasi più di tutti perché il contingente anti-Isis più numeroso tra i paesi europei è quello italiano. Sul terrorismo, in base alle evoluzioni che ci saranno, vedremo le diverse necessità. Al momento siamo impegnati in diversi fronti, vedremo come cambierà la situazione e come si evolverà il nostro ruolo. Adesso la posizione dell’Italia è quella di favorire un tavolo in cui devono sedersi sia Russia che Iran, come sta accadendo”. Pinotti ha poi rivendicato il lavoro dei militari italiani in diversi territori. “Siamo gli unici ad addestrare in Somalia contro il terrorismo, facciamo formazione in Afghanistan, in Libano e in Kosovo. Non siamo presenti oggi in Siria ma in Iraq sì, dove quello che stiamo facendo sta dando frutti importanti e può essere replicato come modello in Siria. Noi abbiamo armato e stiamo addestrando i peshmerga. A Herbil abbiamo formato 5.000 uomini. I nostri militari mi hanno raccontato che nei giorni del ramadan non potevano addestrare i curdi per motivi religiosi. Allora si sono presentati gli hazidi totalmente non attrezzati, scalzi, senza nulla, a chiedere addestramento. E poi hanno combattuto e vinto nella valle di Ninive”.
Non doveva mancare un commento, sia pure fugace, all’importante libro di Vespa “Donne d’Italia”, che tra l’altro cita diffusamente la Pinotti per il suo ruolo insolito di governo delle Forze Armate: un ruolo, quello di una donna alla guida di un mestiere prevalentemente “maschile”, che però non preoccupa affatto il Ministro. “Ho sempre parlato ai militari cercando di parlare a delle “persone” e credo che questo sia stato, in diverse occasioni, molto apprezzato”

Pochi minuti dopo la partenza della Pinotti, sul palco di Palazzo Mazzarino è salito un altro importante esponente delle istituzioni, il presidente dell’Autorità Antitrust, il palermitano Giovanni Pitruzzella, intervistato da Giorgio Mulè: “La rivoluzione digitale ha cambiato tutto e nulla sarà come prima. Dall’editoria alle banche, passando per la formazione. Il nostro compito è e sarà sempre di più quello di regolare i conflitti e favorire l’innovazione”. L’obiettivo dell’Antitrust è “regolare i problemi portati dall’innovazione senza reprimerla”, e a questo scopo servirebbe anche una politica più attenta. Gli esempi sono stati numerosi, da Uber ai bed and breakfast. “Il nostro Paese – ha detto poi Pitruzzella – ha ancora un sistema di telecomunicazioni con connettività inadeguata. Anche per questo è oggi molto interessante la sfida dell’Enel sulla banda ultralarga. Tutti gli studi dimostrano – ha proseguito il presidente dell’Antitrust – che ovunque ci sia stata una forte penetrazione digitale grazie alla banda larga, l’economia è cresciuta. Pensiamo a un’impresa di confetture in Sicilia che può estendere i confini del mercato grazie all’e-commerce, pensiamo alle opportunità del cloud…”. Ma in realtà oggi, “molti problemi che dovrebbero essere risolti dalla politica, vengono scaricati sull’Antitrust”.

La “giornata campale” di venerdì aveva anche offerto, agli ospiti di “Panorama d’Italia”, una sosta prelibata nella splendida cornice di Palazzo Asmundo con lo chef Filippo La Mantia, palermitano doc, che ha deliziato tutti con la sua cucina ispirata alle tradizioni culinarie dell’isola. Il piatto proposto è stato ideato appositamente per l’evento: “anellini conditi con una salsa fatta di ricottina, caciocavallo, pomodorini datterini, mandorle di Avola, acciughe di Sciacca, finocchietto selvatico, capperi di Pantelleria”. Dopo l’esibizione di La Mantia, gli ospiti hanno potuto assaggiare altre sue prelibatezze: piatti celeberrimi della cucina siciliana come caponata e pasta con le sarde.

La serata si è chiusa con tre attesi appuntamenti tra spettacolo e cultura popolare, di genere diversissimo. Alle 17,30, al Cinema Teatro Golden, Niccolò Agliardi e la sua band insieme con i protagonisti di “Braccialetti Rossi” si è confrontato con Piera Detassis, direttrice di Ciak e Gianni Poglio di Panorama. Ancora Poglio, ma al Teatro Rouge et Noir, alle 21 ha intervistato per una platea affollatissima il campione di X Factor Lorenzo Fragola, che ha regalato alla platea gremita anche qualche accenno di canzone.

Più di mille spettatori hanno infine gremito la platea del Cinema Teatro Golden per una serata speciale, articolata tra un breve talk-show, venti minuti di ottima musica e mezzora per la proiezione del docufilm “Terra madre”, prodotto dalla Fondazione Tommaso Dragotto, un vero e proprio “inno” alla bellezza, al fascino, ma anche ai valori culturali e morali della Sicilia, una terra madre appunto, che meriterebbe dai suoi figli ben altro attaccamento e sostegno. Al talk show, moderato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, ha preso parte Davide Rampello, il creativo palermitano che ha inventato il “Padiglione zero” dell’Expo e l’installazione “Panoramio” a Milano, Piera Detassis, direttore di Ciak, e la giornalista Stefania Petyx, oltre che naturalmente Tommaso Dragotto, fondatore e presidente di Sicily By Car oltre che grande e appassionato sostenitore della sua Sicilia.