Quattordici mesi di reclusione in carcere per il padre e dieci per il figlio. Sono queste le richieste della Procura di Catania per l’ex presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e il figlio Toti, deputato regionale, accusati di voto di scambio. Dieci mesi di reclusione è la richiesta fatta anche per gli altri imputati Ernesto Privitera, Giuseppe Giuffrida e Angelo Marino. I tre che avrebbero beneficiato del voto di scambio.

Raffaele Lomabrdo al termine della requisitoria ha rilasciato dichiarazioni spontanee alla Corte. L’ex governatore ha mostrato il testo di un sms ricevuto qualche giorno fa da una donna che si chiama Mariella. La donna, nel testo del messaggio, chiede a Lombardo di aiutare la sua famiglia costretta a a vivere in ristrettezze economiche. “Una volta ne ricevevo tantissimi sms di questo genere, adesso un po’ meno – ha spiegato Lombardo – se mai l’avessi aiutata lei poi avrebbe detto di avere avuto aiuto in cambio di che cosa? Io se posso fare qualcosa la aiuterò lo stesso. Privitera è stato un mio fedelissimo per decenni, dunque nessun voto di scambio…”.

Al centro dell’inchiesta sfociata nel processo, le elezioni regionali dell’ottobre 2012 in cui Toti Lombardo, venne eletto deputato nella lista Mpa e di quelle politiche immediatamente successive, nel 2013, durante le quali, invece, la lista Mpa con Lombardo Raffaele capolista, non superò la soglia di sbarramento. L’ex consigliere circoscrizionale della prima municipalità di Catania, Ernesto Privitera, è al centro dell’indagine contro i Lombardo.

Privitera, uomo di fiducia dell’ex governatore siciliano, nel corso di varie intercettazioni avrebbe sbandierato il sostegno elettorale garantito ai Lombardo, pretendendo in cambio favori per l’assunzione del cognato, Giuseppe Giuffrida e del cugino Angelo Marino, il primo poi assunto effettivamente per tre mesi nella società di raccolta rifiuti Oikos IPI.