Sì all’acquisizione delle dichiarazioni del boss di Raddusa, Rosario Di Dio, condannato a venti anni nel processo di primo grado Iblis, con l’esclusione dell’interrogatorio durante il dibattimento di secondo grado in cui è imputato l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo.

E’ stata questa la posizione della difesa dell’ex governatore nel processo d’appello dinanzi la corte d’appello che si celebra a Catania in cui il politico è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Durante l’udienza di oggi l’avvocato Alessandro Benedetti, che ha definito Di Dio un ‘pentito ad personam’, si è invece opposto ai nuovi elementi di prova che la procura di Catania ha depositato oggi.

Si tratta delle deposizioni di quattro collaboratori di giustizia: i catanesi Fabrizio Nizza e Giuseppe Scollo, e due palermitani Francesco Campanella e Vito Galatolo. I giudici d’Appello si sono riservati di decidere: lo faranno nel corso della prossima udienza fissata per il 24 novembre.