“Ieri ho avuto la conferma che la novità sul caso di Attilio Manca c’è: la Procura di Viterbo ha aperto un’indagine sul caso non potendo portare lo stesso Attilio Manca al processo perchè deceduto e mi è stata notificata l’informazione di garanzia con l’accusa di calunnia”. 

Lo ha detto l’avvocato ed ex Pm Antonio Ingroia, legale della famiglia di Attilio Manca in conferenza stampa a Palermo insieme ai familiari del giovane urologo che avrebbe prestato cure mediche a Bernando Provenzano durante la sua latitanza nel 2003. I

l medico fu trovato morto a Viterbo il 12 febbraio 2004 a causa di un mix di droghe e alcol. “E’ una cosa inaudita – ha detto Ingroia – mi riservo di adire le vie legali nei confronti del pubblico ministero. Valuterò se denunciarlo solo al Csm o anche alla procura. Mi rechero’ a Viterbo l’1 dicembre per rendere interrogatorio”. Per Ingroia si tratta di un fatto “senza precedenti” di un “corto circuito giuridico” di una “mostruosita’ giuridica”.

“Per la prima volta un avvocato viene accusato per quello che ha dichiarato in un’udienza- ha aggiunto-. L’articolo 598 del codice penale contiene una causa di non punibilità per quanto i Pm e i pubblici difensori rendono davanti all’autorita’ giudiziaria”.

Ingroia ha ricostruito le vicende legate alle attività in ospedale a Viterbo di Attilio Manca nel luglio 2003: “Dal foglio delle presenze del personale in servizio in ospedale risulta che dal 20 al 23 luglio e dal 25 al 31 luglio di quell’anno Attilio Manca era assente in ospedale a Viterbo, mentre Bernardo Provenzano si sarebbe trovato a Marsiglia per tutto il mese di luglio, non solo nei giorni in cui si trovava ricoverato in ospedale e cioe’ dal 7 e all’11 luglio.

Sicuramente Provenzano e’ stato sottoposto a visita di controllo a Marsiglia il 26 luglio”. Per Ingroia su questa vicenda e’ in atto “un’ operazione di manipolazione di prove, depistaggio, di occultamento della verita’”.

“Le cose sono due – dice l’ex Pm -. Chi procede con un’informativa di garanzia per dichiarazioni rese durante l’ udienza o e’ un’ analfabeta del diritto o e’ in malafede”. Ingroia in conferenza stampa ha anche detto che il Pm di Viterbo ha chiesto e ottenuto l’ estromissione dal processo della famiglia Manca, costituitasi parte civile.

“Lancio un appello alla commissione nazionale Antimafia e al presidente Rosy Bindi, che dopo la visita a Barcellona Pozzo di Gotto ha concluso che il delitto Manca e’ un delitto di mafia e ha assicurato l’apertura di una indagine”. Ai cronisti che chiedevano se sul caso Manca ci siano i presupposti affinche’ la Dda di Palermo apra un fascicolo Ingroia ha detto: “Si, perche’ questa vicenda e’ collegata alla copertura della latitanza di Bernardo Provenzano e all’indagine sulla trattativa Stato-Mafia, di cui per entrambi e’ competente la Procura di Palermo”.

“Chiedo al procuratore capo di Palermo Leonardo Agueci un’audizione” ha concluso. “L’omicidio di mio figlio rientra nella trattativa Stato-Mafia, sulla sua morte c’e’ stato un depistaggio da parte dei servizi segreti. L’ho scoperto quando e’ sparita l’ultima telefonata e questo solo i servizi segreti possono farlo”.

Lo ha detto Angela Gentile, madre di Attilio Manca, il giovane urologo morto a Viterbo nel 2004 per overdose di eroina, ipotesi cui la famiglia non crede. I genitori dicono che il figlio è stato ucciso, e che è stato inscenato un suicidio, perchè coinvolto nelle cure al boss Bernardo Provenzano durante la sua latitanza nel 2003 a Marsiglia. “La giustizia non so se riuscirò a vederla – ha detto ai cronisti a margine della conferenza stampa a Palermo – ma ci sarà sull’omicidio di mio figlio. E’ una vergogna che il nostro avvocato Ingroia abbia ricevuto un avviso di garanzia per calunnia”.