Il programma di “Panorama d’Italia” (evento annuale organizzato dalla rivista Panorama) continua la sua corsa a Palermo. Questa mattina, infatti, si è tenuto, a Palazzo Mazzarino il dibattito “Le strade della crescita: la forza delle imprese, il traino dell’innovazione”, ed ha coinvolto alcuni tra i maggiori protagonisti del mondo industriale e istituzionale palermitano e italiano. Alle 11:30, sempre nello stesso luogo, si è proseguito con il dibattito “Fare start up in Sicilia si può” con alcune delle eccellenze dell’innovazione del territorio.

Palermo e la Sicilia possono ritrovare eccome le strade della crescita, innovando e, insieme, facendo leva sulle loro grandi potenzialità e sulla loro tradizione. Ma devono volerlo sul serio. A dar voce meglio di tutti a questo sentimento è stato Vito Varvaro, oggi presidente di Cantine Settesoli (la più grande cantina sociale d’Europa, sede a Menfi, con 2000 soci) e rappresentante in Sicilia dell’Associazione Industrie beni di consumo, ma in passato top-manager di Procter & Gamble e del gruppo Tods. “La Sicilia è una terra unica, straordinaria, con delle enormi potenzialità”, ha detto intervenendo al convegno su “Le strade della crescita”, stamattina a Palazzo Mazzarino, sede palermitana dell’Università telematica Pegaso.

“Anche dal punto di vista delle capacità manageriali posso affermare in tutta franchezza che i ragazzi che escono dalle università siciliane non hanno nulla da invidiare a quelli che escono dalle migliori università del mondo. Ma quello che manca alla nostra Regione è il desiderio generalizzato di avere a cuore il suo futuro, oltre che una dimensione, o meglio, un’ambizione internazionale. Dobbiamo riuscire a vendere al mondo, essere riconosciuti per i nostri marchi dal respiro che possa andare ben oltre i nostri confini”.

“Oppure il mondo viene in Sicilia: ed è un gran bene, quando lo fa per investire, come British Telecom”, ha raccontato Gianluca Cimini, amministratore delegato Italia del colosso britannico delle telecomunicazioni, “che ha rilevato da un’altra multinazionale che lo stava per chiudere un call center con 262 persone, che potrebbero diventare di più, ne sono convinto, perché vogliamo che divenga un centro di eccellenza per i servizi telefonici a livello europeo, e spero che il tempo mi dia ragione. Voglio ricordare a tutti che il mercato più importante per la Bt dopo la Gran Bretagna è proprio l’Italia, dove serviamo aziende eccezionali come Ferrari, Fca, Dallara, Brembo, la gran parte della moda e molti altri”.

Il quadro delle difficoltà da superare l’hanno brillantemente tracciato due economisti, Pietro Busetta, docente dell’Università degli Studi di Palermo e presidente della Fondazione Curella e il prorettore della Statale Fabio Mazzola. “La Sicilia ha reddito pro capite inferiore a quello della Grecia: circa 15 mila euro all’anno. Esattamente la metà della Lombardia. E anche la percentuale degli occupati è dimezzata rispetto alle regioni italiane più sviluppate”. Come cambiare allora le cose? “Bisogna attrarre investimenti. Occorre migliorare le infrastrutture, dare vantaggi fiscali e abbassare il costo del lavoro”. E Mazzola: “Stiamo cercando di limitare l’esodo dei nostri giovani verso altri atenei. Solo tre università del Sud non soffrono questo fenomeno. E noi non possiamo permetterci di continuare a perdere capitale umano”.

Maria Cristina Farioli, direttore Marketing e comunicazione di Ibm Italia, ha concentrato invece il suo intervento sui vantaggi del digitale, in termini di sostenibilità, abbattimento dei costi e ottimizzazione dei prodotti. Poi è passata a parlare degli investimenti di Ibm in Sicilia: “La nostra presenza nell’isola è importante, con uno stabilimento sia a Catania che a Palermo”. Ha chiuso gli interventi Giancarlo Morandi, presidente di Cobat, il Consorzio obbligatorio per le batterie al piombo esauste e i rifiuti piombosi: “Tutto quello che viene raccolto in Sicilia viene poi lavorato nell’isola”. Per poi chiosare: “Le potenzialità della Sicilia sono enormi: ha tutto quello che serve per essere in gara con il resto del mondo”.

Dopo il coffee break di rito, si sono succedute sul palco della sala di Palazzo Mazzarino le start-up individuate da Panorama. Da Domenico Pontrandolfo, presidente della Universitas Mercatorum, del gruppo Università telematica Pegaso, che rilascia i passaporti informatici europei” alla “Scappatopo”, ultima impresa di Carla Delfino, a Mosaicoon, Push e Orange Fiber. Giuseppe Ravasi, di Ibm, ha ricordato il supporto che il suo gruppo do alle start.up in tutto il mondo e ha annunciato che “Watson”, il sistema di computing più potente del mondo, tra pochi mesi lancerà la versione italiana del suo software semantico in grado di dialogare con linguaggio umano. Come numero di startup la Sicilia è l’ottava in Italia e la seconda nel Mezzogiorno ha ricordato Ravasi, “e sono aziende che fanno sistema e hanno successo in tutti i settori imprenditoriali più importanti.

Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, ha sottolineato che “oggi le nuove generazioni fanno prima a inventarselo un lavoro, che non a trovarlo. Noi abbiamo costituito un fondo, Italia Venture che acquista con modalità particolari equity nelle start-up meritevoli e continuiamo a sviluppare il nostro programma Smart and Start che finanzia la nascita di start-up digitali innovative nel Sud prima e oggi in tutta Italia e ne ha fatte nascere ben 620 start-up, alcune già di successo. Vogliamo evitare che le start-up diventino nuovo ammortizzatore sociale, perché così non si risolverebbe né il problema occupazionale né quello pil né della crescita”.

Tutte interessanti le storie d’impresa presentate: Orange Fiber, finanziata da Smart and Start e da Trentino Sviluppo, ha realizzato i primi prototipi di tessuto ricavato dagli scarti vegetali della lavorazione degli agrumi (solo in Sicilia 700 mila tonnellate di sottoprodotto da smaltire ogni anno). Ugo Parodi Giusino è il fondatore e il ceo di Mosaicoon, che si occupa di marketing virale. La sua azienda è un’eccellenza assoluta. Non a caso è stata ribattezzata la «Google siciliana” e adesso impiega circa 100 persone. Dalla creatività del palermitano Domenico Schillaci è nata invece Push, un laboratorio di creatività tecnologica: «Un insieme di professionisti che sviluppa progetti di impatto sociale, che risolvano i problemi dei cittadini palermitano. Ci focalizziamo su idee innovative e facili da realizzare».

Un’altra realtà innovativa che testimonia il genio siciliano è ScappaTopo, una startup nata dalla fobia di Carla Delfino, siracusana doc, nei confronti dei roditori. La società produce un bio repellente organico che non uccide i topi, ma li tiene lontani da persone e animali. «Siamo stati la prima azienda italiana a prendere il premio Cartier, dedicato alle imprenditrici innovative. Se tutto il mondo usasse ScappaTopo risolveremmo il problema causato dai roditori».

All’incontro, per non smentire il taglio “digitale” della mattinata, hanno partecipato via Skype anche altri due autorevoli interlocutori: Luca Seletto, External startup initiatives Enel, che ha spiegato come la sua multinazionale «voglia offrire la nostra esperienza per creare partnership con alcune imprese innovative; e Fernando Napolitano, presidente e ceo di Italian Business & Investment Initiative, che lavora per favorire gli investimenti dei fondi americani nelle pmi italiane innovative, sia qui che negli Usa: «Lavoriamo perché i talenti italiani possano imparare a fare impresa studiando e lavorando nelle migliori imprese della Silicon Valley”.

Del resto, “la forza delle imprese e il traino dell’innovazione” sono due temi che possono e devono ingranarsi con la valorizzazione e il rilancio delle tante meraviglie che costellano Palermo, la straordinaria città scelta da “Panorama d’Italia” per la sua ultima tappa del Tour 2015. Ed è all’insegna della bellezza che Vittorio Sgarbi, ieri mattina, aveva inaugurato il “cartellone” della tappa, al Teatro Politeama di Palermo, cominciando dal citare Wolfgang Goethe e il grand tour settecentesco, che aveva la Sicilia tra le sue tappe obbligate.

Ma non dimenticando le brutture: il “sacco di Palermo”, l’abusivismo edilizio che negli anni Sessanta ha distrutto parte della città. E poi il sacco più recente, quello delle pale eoliche disseminate nel territorio: “La metà non funziona nemmeno” dice. Ma, nonostante questo, il capoluogo siciliano resta simbolo della bellezza assoluta. E, parlando dei tanti edifici arabi che impreziosiscono il centro, come la Zisa, la Cuba, il Palazzo dei Normanni, Sgarbi ha felicemente voluto sottolineare che “In un certo momento della storia dell’umanità, c’è stato un connubio tra la cultura europea e quella araba che ha sviluppato civiltà e arte. I musulmani hanno portato bellezza a Palermo. Mentre adesso se ne parla come seminatori di morte. Mi auguro che nei prossimi anni si riesca a riprodurre il miracolo di convivenza espresso dalla Palermo arabo-normanna”.

Due ore più tardi, nella vicina Piazza Verdi, il vicesindaco di Palermo Emilio Arcuri – in rappresentanza del sindaco Leoluca Orlando assente dalla città per impegni – ha tagliato ufficialmente il nastro della “Casa di Panorama d’Italia” dove fino a sabato le migliaia di palermitani registratisi agli eventi del Tour potranno avere dettagli e spiegazioni. E anche il breve intervento di Arcuri, interpellato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, è stato un modo per rilanciare il valore turistico della “gemma”-Palermo, tanto più che proprio ieri il Comune aveva concluso con una conferenza stampa la manifestazione “Le vie dei tesori”, ideata proprio per ricordare e valorizzare le tante bellezze poco note e ammirate di quanto meriterebbero della città.