Hanno bloccato i cancelli del petrolchimico di Gela e hanno proclamato lo sciopero. I lavoratori dell’indotto sono sul piede di guerra. Protestano contro il licenziamento di un primo gruppo di un centinaio di lavoratori delle imprese per mancanza di nuove commesse di lavoro. Altri dipendenti rischiano la stessa sorte.

Gli operai presidiano gli ingressi dello stabilimento, impedendo l’accesso anche al personale turnista della raffineria. La conduzione degli impianti è affidata ai dipendenti che hanno già effettuato il turno di notte e, non avendo ricevuto il cambio alle 6, hanno raddoppiato fino alle 14. Ma nemmeno dopo 16 ore di lavoro si prevede la possibilità di smontare.

La direzione del petrolchimico dell’Eni ha illustrato la situazione di emergenza al prefetto di Caltanissetta, che ha convocato i sindacati confederali di Cgil, Cisl e Uil, per trovare una soluzione. La riunione è ancora in corso.

Eppure ci sono programmi aziendali di investimento per 700 milioni di euro, i primi appalti alle nuove ditte sono stati affidati ma non si riesce a partire con i lavoti ri perche’ a Roma il governo deve ancora definire le restrizioni all’autorizzazione integrata ambientale (Aia) riguardanti le immissioni di gas inquinanti in atmosfera collegati alla centrale termoelettrica a carbone (coke) della raffineria.