Quarantacinque giorni. E’ il termine entro il quale l’Assemblea Regionale siciliana dovrà porre rimedio a questo pasticcio. Essere andati “sotto” in aula, infatti, non rappresenta solo un problema di natura politica ma crea difficoltà anche di natura amministrativa. La mancata approvazione della proroga dei commissari per le province, infatti, lascia gli enti intermedi senza guida dal 1 di gennaio.

Se entro 45 giorni non sarà fatta una legge che risolva il vuoto normativo che viene a crearsi non resterà altro che convocare i comizi elettorali ed andare a nuove elezioni resuscitando le defunte province. Nel frattempo, però, restano senza fondi gli istituti scolastici provinciali, il sistema di manutenzione stradale, le società partecipate provinciali che si occupano dei servizi più disparati ovvero dalle medesime strade ai servizi sociali, agli anziani, per gli asili nido e così via. A rischio potrebbero esserci anche gli stipendi di gennaio dello stesso personale provinciale.

Un vuoto tanto normativo quanto gestionale, dunque, che rischia di creare danni e disagi consistenti.

Ma a fianco di ciò c’è un tema di natura profondamente politica. Da un lato ci sono le assenze. Come può questa maggioranza sperare di approvare bilancio e finanziaria (o legge di stabilità che dir si voglia) se non riesce a tenere in aula i deputati quando si esprimono voti così importanti?

Ed ecco che si scatena la caccia ai voti mancanti che hanno fatto andare sotto la maggioranza. Per alcuni i conti sono presto fatti. Fra i Drs il provvedimento lo hanno votato in due, Greco e Piccolo. mancano all’appello Forzese, Lo Giudice e Tamajo. In casa Pd a non votarlo sarebbero stati Arancio, Barbagallo, Laccoto, Panepinto e Digiacomo (assenti), Alloro, Rinaldi avevano annunciato dubbi e potrebbero avere votato contro. Nella maggioranza assenti anche Nicotra (Articolo 4) e Bandiera, Ragusa e Turano(Udc). Tutti dell’opposizione gli altri assenti. Ma il tema non sono solo le assenze ma il voto uscito nel segreto dell’urna.

Neanche il tempo di completare la conta per capire a chi dare la responsabilità che arrivano, infatti, i distinguo. Forzese annuncia di aver votato ma che il suo voto non sarebbe stato registrato dal sistema elettronico ma subito dopo rilancia il sospetto, in realtà condiviso da tutti o quasi in maggioranza, che dietro la debacle ci sia una formazione in particolare. “Non posso esimermi dal far notare – dice Forzese – che già in mattinata autorevoli esponenti dell’Udc avevano manifestato perplessità e usato toni forti, sulla proposta del governo Crocetta”.

Il riferimento è ad una dichiarazione del deputato Udc Nicola D’Agostino  rilasciata un’ora prima del fattaccio e che la dice lunga sugli equilibri in campo: “La proposta in discussione -diceva D’Agostino – è indecente ed insopportabile e va respinta con convinzione”. Il riferimento è alla norma in discussione in prima Commissione. Il deputato rincara la dose: “Le province debbono essere abolite definitivamente,  non possono poi rinascere sotto le mentite spoglie dei liberi consorzi. Il Governo regionale pronunci una parola chiara sull’argomento e presenti un nuovo ddl che sancisca con coerenza la fine degli enti intermedi, ormai invisi ai siciliani”. Ma in serata giunge la precisazione del deputato Udc, il quale lamenta, come esposto da Forzese, un problema di natura tecnica: “Il mio voto, come quello almeno di altre sei o sette colleghi deputati, era contrario rispetto all’emendamento presentato dall’opposizione e non è stato rilevato dal sistema elettronico. Se il rilevamento fosse stato corretto – aggiunge – certamente il risultato sarebbe stato diverso e non avrebbe poi alimentato alcuna polemica. Il mio intervento era, ed è, chiaro e netto sulla posizione di abolizione delle Province, ritenendomi soddisfatto dell’intervento in aula del presidente della Regione siciliana Crocetta, il quale ha confermato che non si faranno riforme mascherate”.

Volente o nolente, il vuoto normativo si è creato e con esso l’occasione per un nuovo ddl. Una bocciatura, peraltro, che manda anche un segnale indiretto ma chiaro al Presidente della Regione proprio sulle forze in campo.