Rischia di essere un percorso ad ostacoli ed a tempo quello della legge propedeutica alla riforma che dovrebbe portare all’abolizione delle Province in Sicilia o quantomeno ad una riforma radicale che ne cancelli la rappresentanza eletta dal popolo.

Oggi alle 16,00 l’aula si riunirà per avviare la discussione sull’articolato e, con esso, sui 208 emendamenti superstiti  dopo che gli uffici dell’Ars, ieri, ne hanno dichiarato inammissibili 74 dei 282 presentati entro i termini.

Lungo percorso della legge, però, si profilano alcune insidie ad iniziare dalla stessa scelta del governo di portare in aula un emendamento di “riscrittura” della norma. L’esigenza si è presentata dopo la decisione del Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, di non dare tempo alla Commissione Affari Istituzionali che aveva chiesto altre 24 ore. In questo modo si è accelerato l’iter per l’approdo in aula della norma ma si è impedito alla stessa Commissione di vagliare l’emendamento a firma Forzese, scritto dagli uffici dell’Ars insieme alla segreteria generale del Commissario dello Stato e che, di fatti, recepiva le indicazioni del prefetto Aronica mettendo la legge al riparo dal rischio di essere impugnata.

Per evitare di vanificare l’intero percorso e la corsa contro il tempo che è stata fatta fin qui, dunque, il governo ha deciso di riproporre quelle modifiche indicate dal Commissario con questo emendamento che riscrive parti essenziali del ddl 278 ovvero la legge stralcio che prevede il rinvio delle elezioni provinciali, e solo di quelle, il commissariamento delle Province in scadenza ed assegna un termine per l’approvazione della norma che cambierà le Province, legge che dovrà vedere la luce entro il 31 dicembre.

Il rischio è rappresentato dal fatto che con la riscrittura possano decadere gli emendamenti e, dunque, le opposizioni possano legittimamente chiedere un nuovo termine di 48 ore per la presentazione dei nuovi emendamenti facendo slittare l’analisi a giovedì se non a venerdì.

Su questo è certa la battaglia, ma non si tratta dell’unico eventuale terreno di scontro, come teme lo stesso Presidente Rosario Crocetta “Credo che – ha detto il Presidente commentando l’iter della norma – per l’approvazione del disegno di legge per l’abolizione delle province ci sarà in aula qualche tentativo di imboscata da parte del centrodestra che vorrà arrivare al voto segreto”.

Ma in realtà non è solo l’opposizione che potrebbe scegliere una simile strada. Il vertice di maggioranza di ieri dovrebbe aver fatto chiarezza ma l’accordo riguarda solo le così dette elezioni di secondo livello ovvero una riforma che porti le Province ad essere gestite da persone nominate da consorzi di Comuni. Nessun accordo, invece,  sul commissariamento. Dunque un accordo che sembra incompleto se non proprio di facciata. Per questo Crocetta non si dice del tutto certo di avere messo a posto le cose “Non credo che esponenti della maggioranza potranno creare problemi perché ormai la convinzione è netta – dice ancora Crocetta – il centrodestra provoca strumentalmente, vuole una situazione di scontro”.

Per far quadrare i conti, però, il Presidente spera soprattutto sulla sua stampella principale, i grillini: “Mi debbo sentire con loro, ma non mi pare ci saranno problemi con il M5S sul ddl Province.  I siciliani devono sapere che chi chiederà il voto segreto non vuole attuare la democrazia”.