Voci concitate, telefonini che squillano a ripetizione, consultazioni fuori e dentro le stanze di Palazzo dei Normanni e grande bagarre. In questo clima è ricominciata la conferenza dei capigruppo all’Ars nel tentativo di trovare uno spiraglio per evitare che la riforma delle province salti del tutto. partecipa anche il governatore Rosario Crocetta.

Oggi doveva essere il giorno dell’approvazione o quantomeno dell’avvio vero della discussione sull’articolato del disegno di legge, invece lo scontro è cominciato sin da subito. L’intesa raggiunta nella maggioranza scricchiola e le opposizioni, tenute all’oscuro del contenuto della medesima intesa fino alla presentazione degli emendamenti governativi ieri sera in aula, mette subito in evidenza i passaggi poco chiari. Lo scontro va in scena quando il presidente della I Commissione affari istituzionali nonché relatore della legge annuncia di aver chiesto un parere agli uffici su due dei 5 emendamenti del governo. una sorta di bocciatura dell’accordo che era stato raggiunto a Roma lunedì notte

Così le tensioni esplodono prima che la conferenza dei capigruppo entri nel vivo e intorno alle 14 cominciano a piovere le prime dichiarazioni. “E’ stato imbarazzante assistere alle liti tra Crocetta e Cracolici”, dice il capogruppo del Pid Toto Cordaro. “Il testo del governo è incostituzionale – dice Santi Formica della Lista Musumeci – su questo non c’è dubbio: l’elezione diretta è indispensabile”.

Le schermaglie durano poco. Mezz’ora dopo le opposizioni abbandonano la riunione in segno di protesta ma anche per dare il tempo alla maggioranza di ricomporsi. Un gesto a metà fra la scelta politica di evidenziare le contraddizioni nella maggioranza e dare alla medesima maggioranza la possibilità di recuperare.

A fare da mediatore l’ex vice presidente della Regione Lino Leanza oggi leader di articolo 4, formazione che sostiene Crocetta.  Poco prima delle 16 una maggioranza parzialmente ricompattata tenta la mediazione anche con le opposizioni che tornano in conferenza dei capigruppo riunita nelle stanze del governo in Assemblea regionale siciliana.

A testimoniare il clima di tensione che si respira a Sala d’Ercole la durata istantanea della seduta: aperta e subito rinviata alle 18. Il vice presidente dell’Ars, Antonio Venturino, ha informato l’aula che il rinvio è stato chiesto dai capigruppo.

Emblematiche e profetiche le parole di Nino D’Asero del Nuovo centro destra, subito prima di entrare in Aula: “Il clima è troppo teso non posso dirle niente non so neanche io come andrà a finire”.