E fu ancora flop! Per la terza volta in tre sedute il governo viene battuto in aula. Ad essere approvato stavolta è stato l’emendamento che porta da 150 a 180 mila il limite minimo di abitanti per dar vita ad un nuovo libero consorzio di Comuni. La norma del governo prevedeva un limite più basso per facilitare Gela e consentire la nascita, di fatto, della decima Provincia.

Con questo emendamento Gela non riuscirà a trovare partner sufficienti per dar vita al Consorzio. Analoghe difficoltà potrebbero esistere nel Calatino, altra area che aspira da tempo a fare provincia.

Anche questa volta è stato il voto segreto a far saltare i piani del governo che aveva espresso parere contrario così come aveva fatto anche la commissione Affari istituzionali. L’emendamento, originariamente era firmato da quatto deputati di cui tre del Pd (Mario Alloro, Franco Rinaldi e Fabrizio Ferrandelli) ma poi fatto proprio da Santi Formica (Lista Musumeci).

Per il presidente della Regione una sconfitta dopo l’altra che lo ha indotto a minacciare le dimissioni. Una scelta che, se messa in atto causerebbe la decadenza dell’intero parlamento e dunque per questo utilizzata da Crocetta come spauracchio.  Ma Nello Musumeci, capo dell’opposizione almeno sulla carta, dice di essere pronto ad affrontare la situazione.

“Sconfitto già all’inizio nel voto sulla cosiddetta riforma delle Provincie, Crocetta ricorre all’ultima arma che gli rimane: minacciare le sue dimissioni e mandare tutti a casa – dice Musumeci -. Invece di ricorrere al ricatto e alla rappresaglia, che ci lasciano assolutamente indifferenti, il governatore farebbe bene a ricercare ampie convergenze tra i parlamentari e correggere un ddl che, se approvato, produrrebbe devastanti danni, come la moltiplicazione dei costi e la espropriazione del voto per 4 milioni di siciliani”.

Nonostante gli scontri intorno alle 19,30 l’Ars è riuscita a chiudere la discussione sull’art 2 e ad approvarlo prima che il presidente Ardizzone decidesse di fermare i lavori e rinviare tutto a martedì prossimo. La maggioranza ha un intero fine settimana lungo, adesso, per tentare l’ennesimo ricompattamento e semplificare il difficile percorso verso l’approvazione di una Riforma che non si comprende come uscirà da Sala d’Ercole