Ridurre da nove a sei le Province della Sicilia con l’istituzione delle “Citta’ metropolitane” di Palermo, Catania e Messina: è il cuore della proposta di riforma presentata ieri a Palermo dall’Unione regionale della Province siciliane (Urps).

Il progetto, che potrebbe essere varato secondo l’Urps nel 2018 e comporterebbe una riduzione del 50% della spesa per queste amministrazioni locali, prevede anche la creazione di Conferenze permanenti dei sindaci e la soppressione di enti come gli Ato, gli Iacp e le Asi, “rivelatisi inefficienti e comportanti un enorme aggravio di costi”.

“Una proposta – spiega Giovanni Avanti, presidente dell’Urps e della Provincia di Palermo – che scaturisce da approfondite consultazioni con i tutti i presidenti delle Province, con numerosi sindaci e che ha avuto il contributo di esperti in materia di assetti istituzionali”.

Il numero degli assessori di ogni Provincia, nella proposta dell’Urps, scenderebbe a 8, 6 o 4 a seconda del numero di abitanti e lo stesso accadrebbe per i consiglieri, che varierebbero tra i 25, i 20 e i 15.

Per l’Urps resta “irrinunciabile” l’elezione diretta perchè “spetta al popolo scegliere chi governa le istituzioni”. I Comuni ricadenti nell’ambito delle “Citta’ metropolitane” assumerebbero solo determinate competenze amministrative mentre ai nuovi soggetti spetterebbero quelle sulla programmazione e gli interventi strutturali, e il coordinamento.

Secondo Avanti, trasferire le competenze di Iacp, Ato e Asi alle Province “renderebbe tutto più funzionale, favorendo la formazione di economie di scala a beneficio dello sviluppo economico e sociale del territorio”.

La Conferenza permanente dei sindaci sarebbe poi un fattore di “governance multilivello, che assicuri uno stretto contatto tra istituzioni e cittadini”. L’organismo esiste già nella provincia di Palermo dal 2008 ed è stata, secondo Avanti, “un’esperienza più che positiva che consente di ragionare sulla base dell’interesse territoriale e non dell’appartenenza politica”.