Quindici miliardi di crediti non riscossi, di contro 7 miliardi di debiti (impegni di spesa) non pagati. Sono le somme che nella terminologia di bilancio si chiamano rispettivamente residui attivi e residui passivi.

Queste voci “misteriose” che compaiono nei bilanci della Regione sono, in realtà, uno dei principali problemi per lo stesso bilancio della Regione e, al tempo stesso, uno dei principali motivi (certamente non l’unico) della scarsa fiducia da parte degli investitori e dei declassamenti da parte delle agenzie di rating negli ultimi anni.

Adesso la ragioneria centrale della Regione tenta di correre ai ripari e lo fa “fuori tempo”. Con una circolare del ragioniere generale Mariano Pisciotta, infatti, tutti i dipartimenti sono stati invitati ad una ricognizione dei residui passivi. Un calcolo che si p sempre fatto in sede di chiusura del rendiconto generale (dunque intorno ad aprile del prossimo anno per quanto riguarda il bilancio 2013) ma che è sempre stato una sorta di tallone d’Achille. Più un adempimento per rispondere alla Corte dei Conti ed evitare problemi in sede di udienza di parifica del bilancio che una seria e ragionata ispezione sull’andamento dei conti pubblici.

Adesso, invece, la Regione sembra voler anticipare a Natale le “pulizie di primavera”.  Così dopo avere richiamato la burocrazia ad accelerare i tempi per la certificazione delle entrate attraverso procedure omogenee per tutti i dipartimenti e gli uffici speciali per evitare perdite di cespiti, la Ragioneria generale della Regione con una nuova circolare dispone un giro di vite sui residui passivi, le somme impegnate e non pagate al termine dell’esercizio finanziario.

Bisogna, insomma, capire a quanto ammontano queste somme, se esistono i soldi per pagarle o sono solo residui cartolari ovvero magari iscritti a bilancio ed impegnati e mai incassati e soprattutto da cosa derivano questi “debiti”. La Regione negli anni ha infatti accumulato residui passivi per oltre 7 miliardi di euro, e la Corte dei Conti e con le agenzie di rating non sembrano intenzionate a continuare a non vedere questa situazione.

Un lavoro ingrato che rischia di trasformare l’operazione verità in un problema ancora più grande. Il lavoro fatto sui residui attivi (i crediti vantati ma non riscossi) infatti in passato ha dimostrato che almeno il 70-80% di questi crediti è inesigibile.In pratica la Sicilia vanta crediti per 15 miliardi ma forse riuscirà ad incassarne, nel tempo, fra i 3 ed i 5 ed è difficile prevedere quanto occorrerà.

Se l’analisi dovesse dimostrare che i residui passivi sono debiti in realtà da pagare senza che esistano poste di bilancio “liquide” a fronte di essi, per la Sicilia saranno guai. Anche per questo è bene vederci chiaro e presto e dunque Pisciotta, invita gli uffici dell’amministrazione di attivare subito, in via straordinaria, “ancor prima della chiusura dell’esercizio finanziario, la revisione dei residui passivi derivanti da impegni di spesa assunti negli esercizi precedenti”. La revisione, “normalmente effettuata in sede di redazione del rendiconto generale annuale – scrive Pisciotta – deve essere attivata anticipatamente, affinche’ sia definita per tempo con massima cura”.

Alla fine di questo lavoro si rischia di fare i conti con una Sicilia indebitata (almeno sulla carta) non solo dei noti mutui miliardari ma anche nei confronti di vari creditori o, al contrario, di veder cancellati con vari stratagemmi contabili debiti nei confronti di fornitori che magari attendono fiduciosi da anni.

Pulizie di Natale, dunque, con i siciliani (a cominciare dai precari) che faranno bene a tenere le dita “incrociate”