Era il 18 maggio 1993 quando Nitto Santapaola, boss di Cosa Nostra catanese, legato alla famiglia mafiosa dei ‘Corleonesi’ viene arrestato da polizia a Granieri, frazione di Caltagirone. A ‘scovarlo’ furono gli uomini dello Sco.

Direttore supplente della seconda divisione del Servizio Operativo Centrale era Alessandro Pansa, oggi capo della Polizia che quel giorno lo ricorda ancora.

Cosa ricorda di quel giorno?

“Tutto… da quando siamo partiti da Roma, fino a quando siamo tornati a Roma. Nel senso che è stata un’azione molto complessa, molto complicata, che fu portata avanti dopo una lunga azione investigativa, la localizzazione del soggetto, l’ingresso nella stanza…”.

Pansa fu il primo ad entrare nel covo dove il boss dormiva con la moglie Carmela Minniti (uccisa, due anni dopo la cattura ndr).

“Fui il primo ad entrare nella stanza perché anche per volume riuscivamo ad essere anche un poco più efficienti ad aprire le porte ed è stato un grande successo. E soprattutto è stato un grande successo che ha dimostrato come in una realtà come Catania dove in quel periodo tutti vedevano Nitto Santapaola ovunque, a passaggio per via Etnea, non era assolutamente vero niente… Era confinato, nascosto in una campagna e non era assolutamente vero che aveva un consenso della società civile in questa città. E’ stata una vittoria la cattura, ma soprattutto è stata una sconfitta per coloro che volevano lanciare discredito anche sulla società civile…”.

Un gruppo ristretto di investigatori lavorò a quelle indagini, forse c’era diffidenza verso le Questure locali in quel periodo?

“No, non c’erano diffidenze, ma una difficoltà operativa. Noi avevamo un’organizzazione che funzionava in una maniera un po’ diversa, anche quando lavoravamo a Palermo, da incursori. Noi vivevamo in una condizione di maggiore serenità e di maggiore tranquillità lavorando lontano dalla Sicilia. Poi arrivavamo, facevamo l’intervento e ce ne tornavamo. Era una condizione molto più comoda di quella che hanno vissuto persone come Beppe Montana e come altri colleghi che stavano qua 24 ore su 24 con le loro famiglie…”.

Insieme con il Prefetto Pansa, a dirigere lo Sco nel 1993 c’era Antonio Manganelli (morto a Roma nel 2013)…

“E come no – ricorda il Prefetto Pansa – dirigevamo due diverse divisioni dello Sco all’epoca ed ervamo tutti e due nella stessa zona e l’operazione fu condotta insieme…”.

Santapaola, latitante per oltre 10 anni, dormiva con la pistola accanto, una semi automatica calibro 9.

Cosa ha pensato quando gli ha puntato la pistola?

“Che avevano raggiunto il successo e che sicuramente non era una situazione di pericolo oggettiva anche se lui aveva sul comodino la pistola con il colpo in canna…”.

Cosa le disse Santapaola?

“…soltanto che aveva bisogno di mangiare perché lui aveva problemi di diabete…”

Santapaola è accusato di una lunga serie di omicidi, della ‘Strage di via Carini’ in cui morirono il generale Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuele Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, del giornalista Giuseppe Fava, della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino, e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Eddie Walter Cusina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Agostino Catalano e considerato tra gli organizzatori della ‘Strage di Capaci’ in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro.