Questioni di ‘ciaffico’ e di opportunità perché, citazioni cinematografiche a parte, le strade siciliane oltre ad essere importanti nella vita di tutti giorni rappresentano un’opportunità di sviluppo  per l’economia. Non è un caso se le infrastrutture e l’innovazione incentivano la crescita, così come previsto dal modello di Robert Solow (economista americano premio Nobel per l’Economia nel 1987.

Normalmente, ad un miglioramento delle infrastrutture corrisponde un aumento della ricchezza di una comunità.  La Sicilia è terzultima come livello di ricchezza per abitante con 16800 euro annui, seguita dalla Calabria con poco più di 16500 euro e dalla Campania con poco più di 16300. I territori più ricchi di Italia sono la Provincia di Bolzano (circa 37000 euro), Valle D’Aosta (circa 34000) e la Lombardia (circa 33000).

Se è vero che un miglioramento delle infrastrutture dà benefici all’Economia dobbiamo, per prima cosa, pensare allo stato in cui si trova le infrastrutture siciliane.

Siamo tra le prime undici regioni come numero di auto ogni mille abitanti (quasi 590) e  abbiamo più automobili della Lombardia (ecco in soccorso la citazione da “Johnny Stecchino” in materia di traffico: “La tezza e più grave delle piaghe che veramente diffamano la Sicilia agli occhi del mondo. Trooppi machini!”).

L’Istat ha reso disponibile il documento “Noi Italia 2013” pieno di statistiche e di curiosità su ogni settore della vita italiana compresi le vie di comunicazione. In Sicilia, ad esempio, ogni mille chilometri quadrati di territorio sorgono 25.4 chilometri di autostrada. Questo ci porta ad essere la terza regione del meridione e, comunque,  ad essere sopra la media italiane (pari a 22). Se ci fermassimo solo a questi dati senza riflettere, sembrerebbe, che il nostro sistema stradale sia tra i migliori in Italia. L’Istat, però, ha tenuto conto della quantità ma non della qualità. Inoltre, ha trascurato il ruolo e l’importanza delle strade statali come alternativa.

Le vie di comunicazione stradale ed autostradale, sono gestite in Sicilia da due Enti: l’Anas  (che cura la maggior parte delle autostrade e delle statali) e il Consorzio Autostrade Siciliane (che si occupa, per concessione dell’Anas, della Catania-Messina, la Catania-Palermo e la Siracusa-Gela).

Il Consorzio delle Autostrade Siciliane diffonde periodicamente notizie sui lavori e sugli importi stanziati.   La Catania-Messina è interessata da lavori di manutenzione riguardanti pavimentazione (tra Messina e Giardini), protezioni (tra Messina e Barcellona) e le gallerie (tutte). Il piano degli interventi supera abbondantemente il milione e mezzo di euro.

Le reti elettriche della Catania-Messina e della Messina-Palermo, necessitano di urgenti lavori di sistemazione dell’impianto elettrico e dell’illuminazione degli svincoli e delle gallerie. Il CAS ha convocato una gara d’appalto il trenta del mese scorso per porvi rimedio per via della delicatezza della situazione. Sono stati stanziati 400 mila euro. Sono stati stanziati altri 4 milioni e mezzo di euro per la manutenzione preventiva e conservativa di luci, S.O.S. e telecamere.

La Siracusa Gela è fruibile solo per 47 chilometri fino a Rosolini e il resto è in fase di realizzazione. E’ finita sotto i riflettori anche a causa degli incidenti nella zona di Cassibile e in uno di questi sono rimasti coinvolti il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta e la sua scorta.

L’Anas gestisce direttamente quasi quattromila chilometri tra autostrade e superstrade, occupandosi di organizzare i lavori di ristrutturazione e/o costruzione. In questo periodo, in base a quanto riportato su sito ufficiale , sono in corso undici cantieri di ristrutturazione e quattordici di costruzione per un importo pari a 1 miliardo e novecento milioni di euro (per intenderci, più della ricchezza prodotta in un anno da un piccolo Stato come San Marino).

Sono interessate due delle principali autostrade siciliane (la Catania-Palermo e la Palermo-Mazzara del Vallo) e le più importanti statali che collegano la Sicilia in lungo e in largo.

I lavori riguardano, soprattutto, risistemazione di ponti e manto stradale minacciati dal dissesto idrogeologico dei terreni confinanti e dal troppo uso, ammodernamento e costruzione di nuovi svincoli.

Quasi tutti i lavori, però, risultano in ritardo o sospesi. Il sito Anas, purtroppo, non fornisce i dettagli circa i motivi, ma alla luce di questi dati, possiamo definire la Sicilia un vero e proprio cantiere a cielo aperto.

Le strade statali sono, nella maggior parte dei casi, ad una corsia per senso di marcia non separata da segnaletica orizzontale o strutture divisorie. Le protezioni, sono spesso, rappresentate soltanto da guardrail bassi fissati su uno o su entrambi i lati della strada. Poca attenzione è stata dedicata alle opere di contenimento. Per esempio, la 113 Settentrionale Sicula tra Messina e Trapani si presenta per lunghi tratti stretta e senza misure di sicurezza.

Le eccezioni non mancano. La Statale 115 quater nell’agrigentino è un autentico gioiello. Due corsie per senso di marcia separate da guardrails e con protezioni adeguate da ogni lato. Peccato che sia lunga solo tre chilometri.

Un sistema stradale inadeguato costituisce un problema grave per il futuro della nostra Isola perché le imprese difficilmente troveranno  conveniente rimanere o insediarsi in un territorio collegato in modo inefficiente. Ciò comporta perdita di competitività a causa di ritardi e di maggiori costi di trasporto.

Bisognerebbe completare i lavori già iniziati, ma sospesi o in ritardo e ammodernare o rivedere la maggior parte delle arterie. E purtroppo c’è ancora tanta strada da fare.