L’autostrada Palermo – Catania, ormai è chiaro, nella migliore delle ipotesi resterà interrotta per tutta l’estate. E dopo, sempre che tutto vada per il meglio, un ampio tratto sarà percorribile solo su una bretella improvvisata a doppio senso e a velocità bassissima con probabili formazioni di code. Per riavere la ‘nostra’ autostrada, sia pure con tutti i suoi difetti e pericoli, ci vorranno, sempre nella migliore delle ipotesi, almeno due anni.

Allora proviamo a fare i conti in tasca ai siciliani che per lavoro, famiglia, o per mille altri motivi, si trovano a spostarsi dalla Sicilia orientale alla occidentale e viceversa. Non altisonanti conti di associazioni di consumatori o di organizzazioni di autotrasportatori, sindacati o partiti politici che pure sono importanti. ma facciamo i conti del buon padre di famiglia o, se volete, per dirla con un proverbio, i conti della serva.

Un palermitano che si recava a Catania fino a una decina di giorni fa (o viceversa) spendeva il costo del carburante. A seconda del mezzo a benzina, diesel o a gpl e della cilindrata ecc ecc questo costo può variare. Per semplicità consideriamo questo costo per andare e tornare forfettariamente 50 euro (naturalmente può essere di più per mezzi a benzina di cilindrata medio alta o di meno per mezzi ad esempio a gpl) per circa 400 km.

Le scelte oggi sono due. Il percorso alternativo consigliato attraverso le Madonie e Polizzi Generosa (32 chilometri di curve per scavalcare il tratto autostradale chiuso oppure l’autostrada Palermo – Messina e poi la Messina – Catania.

Nel primo caso percorrenza che si allunga di quasi un’ora, disagi evidenti per le strade accidentate e costi che crescono in carburante. oltre 60 chilometri (fra andata e ritorno) di curve portano un consumo ben più consistente che in autostrada con un aggravio medio del 40% sul costo complessivo. Diciamo altre 20 euro a viaggio.

Ma la scelta più ‘comoda’ (si fa sempre per dire) è sicuramente l’autostrada per Messina e poi la Messina-Catania. I tempi di percorrenza sono paragonabili ma la maggiore comodità (si fa per dire) ha un prezzo elevato. Il chilometraggio sale da 400 a circa 600 km e dunque il costo carburante nel nostro esempio da 50 a 75 euro. vanno aggiunti i pedaggi: 10,50 Palermo-Messina; 3,50 Messina-Catania ovvero 14 euro andata e 14 ritorno.

Ventotto euro da aggiungere alle circa 75 di carburante e si superano le 100 euro a viaggio, praticamente il doppio del medesimo viaggio fatto dieci fa.

Dunque due scelte: strade di montagna e costo aumentato da 50 a 70 euro oppure autostrade e costo più che raddoppiato. E in entrambi i casi almeno un’ora in più per andare ed un’ora in più per tornare.

La domanda rivolta alla Regione e al Ministero, adesso, appare chiara: non sarebbe il caso di togliere i pedaggi sulle altre autostrade fin quando la viabilità non sarà ripristinata? Certamente il prezzo non può pagarlo il Cas, il Consorzio autostrade siciliane. ma non sarebbe il caso di stanziare somme per risarcire il Cas del mancato guadagno e consentire ai siciliani di limitare i danni? Domandare è lecito, rispondere è cortesia