Di precariato si può anche morire, ma anche di disoccupazione. Lo dicono i sindacati dopo aver partecipato ai funerali di uno dei cinque lavoratori dell’ex Coem (transitati all’Asi nel 2007 in base ad un protocollo prefettizio), oggi in mobilità e con un contratto in scadenza il 31 dicembre, morto di ictus dopo una occupazione di protesta.

Si tratta solo di una delle vittime della crisi in Sicilia. Un bilancio drammatico quello che siamo costretti a registrare di giorno in giorno. Sono 4 le vittime solo negli ultimi quattro giorni, una vittima al giorno almeno quelle note. Tante, purtroppo restano nell’anonimato. Per molte altre si sceglie di non dare in pasto all’opinione pubblica drammatiche vicende personali, storie che le famiglie preferiscono non dover leggere sui giornali, vedere in tv, trovare su internet accessibili magari anche ai figli in giovanissima età delle stesse vittime.

Il tragico bilancio si aggrava, come sempre, con l’approssimarsi delle festività. Non poter garantire un Natale sereno alla propria famiglia è uno degli elementi di maggiore stress, di scoraggiamento, di disperazione.

L’ultima sequenza inizia venerdì scorso con il suicidio di un operaio edile che non trova lavoro da troppo tempo ormai e che decide di togliersi la vita a Borgetto in provincia di Palermo.

Da Villabate, invece, arriva la storia di un ex Pip che si toglie la vita nel modo più cruento, con un colpo di pistola alla testa.Per l’ultimo drammatico gesto sceglie la sua autovettura lontano dagli occhi indiscreti.

C’è poi il dramma della morte, per cause naturali, del lavoratore del Coem raccontata dai sindacati, e il tentato suicidio di un dipendente di una azienda sequestrata da ottobre, la “Euro Impianti Plus”, anche questa vicenda raccontata dai sindacalisti che vivono ogni giorno le tragedie.

 Ma di suicidi minacciati anche se poi non messi in atto sono piene le cronache di ogni giorno. Una parte di questi non sono soltanto “scena da manifestazione”. Drammatiche sequenze che diventano più frequenti quando cresce la disperazione, proprio in occasione delle festività o in estate.

Era accaduto anche l’estate scorsa, poi tanti singoli episodi distribuiti nel tempo. Alcuni salvati in extremis, altri inattesi. Alcuni consumati nel segreto delle proprie stanze, altri platealmente, drammaticamente in piazza ma sempre gridi d’aiuto inascoltati, silenti rimproveri alle istituzioni. Una tragica scia di sangue che non sembra destinata a fermarsi.

 mav