Due uomini che condividono una battaglia comune, due colleghi di lavoro ma soprattutto due grandi amici.
Due sorrisi che sintetizzano una complicità antica e quell’immagine che ha fissato nel tempo e nello spazio gli ultimi giorni di due siciliani che per la loro Terra hanno desiderato un futuro diverso.

La foto in bianco e nero di Falcone e Borsellino che sorridono chiacchierando durante un evento pubblico è diventata il manifesto della voglia di riscatto della Sicilia dal potere mafioso. Un’istantanea della normalità di due uomini straordinari accomunati dallo stesso tragico destino.

A scattare quella fotografia, il 27 marzo del 1992, un giovane fotoreporter palermitano, allora poco meno che trentenne.
Tony Gentile ha viaggiato e fotografato in tutto il mondo, lavorando per le maggiori testate ed agenzie di stampa internazionali. Tra gli innumerevoli ricordi legati alla sua professione, quel pomeriggio di inizio primavera occupa un posto privilegiato.

“In quel periodo – racconta – lavoravo con il Giornale di Sicilia. Quella foto è stata scattata a Palazzo Trinacria, nel quartiere Kalsa, in occasione della presentazione della candidatura alla Camera dei Deputati di Giuseppe Ayala. I due magistrati, seduti l’uno accanto all’altro, parlavano a bassa voce. A un certo punto si sono guardati e hanno sorriso, contemporaneamente, probabilmente uno dei due aveva fatto una battuta. Pensare a cosa è successo poco dopo è terribilmente doloroso ma in quei sorrisi c’è una grande speranza”

Nel 1992 i quotidiani venivano pubblicati in bianco e nero. I fotografi utilizzavano una macchina in bianco e nero per i quotidiani e un’altra a colori per i settimanali. Lo scatto venne realizzato proprio in bianco e nero. Quella sera Tony portò le sue foto in redazione. Per la pubblicazione dell’articolo sul convegno ne venne scelta un’altra, e quella finì in archivio, destinata ad essere usata “magari un’altra volta”.

Il giorno successivo alla Strage di via D’Amelio, in una Palermo sconvolta e sconfitta, dove per aria si respirava l’odore acre dell’esplosione, Tony Gentile ricordò di quello scatto dei due magistrati insieme. Lo inviò ad un’agenzia di stampa romana con cui collaborava, per vederla, poche ore dopo, sulla prime pagine delle maggiori testate nazionali, Corriere della Sera, il Messaggero, La Stampa.

“Molti pensano – racconta ancora Gentile – che quella fosse l’unica foto scattata quella sera. In realtà c’erano molti altri colleghi e centinaia di foto dell’evento ma in quella foto c’è una serenità, un’intesa tra i due magistrati che ha conquistato e commosso chiunque l’abbia vista”.

Sono trascorsi 22 anni. Quell’immagine è entrata nei libri di storia, nelle scuole, nella coscienza collettiva.
“Sono molto orgoglioso di quella foto – confida Gentile – e ho sempre nutrito nei confronti di quella immagine un grande senso di appartenenza. Ma non c’è volta che io la guardi senza il rammarico per quanto è accaduto”.

Quasi come se fosse un regalo dei due magistrati a Tony e alla Sicilia intera, a quella foto è legata per chi l’ha scattata un’altra grande emozione. Il 22 marzo Tony Gentile ha regalato una riproduzione dello scatto a Papa Francesco, incontrato durante un servizio fotografico realizzato nell’appartamento del Pontefice.

“Ho saputo che avrei conosciuto il Papa – spiega Gentile – e ho immediatamente pensato di regalargli quella foto perché il giorno prima si era tenuta la Giornata dedicata al ricordo delle vittime delle mafie. Quando gli ho dato la foto, ho capito subito che il Papa conosce bene la storia di Falcone e Borsellino. Ha accarezzato la foto in corrispondenza dei visi e forse non aveva capito che era un regalo perché stava per restituirmela. Quando gli ho detto “Santità questa è per lei”, mi ha sorriso con grande riconoscenza e l’ha stretta a sé. E’ stato un momento che non potrò mai dimenticare”.

Ma non dimenticare è anche un dovere, perché tutti sappiano cosa la mafia è stata capace di fare a Falcone e Borsellino.