Mettiamo da parte i luoghi comuni: il sole, il mare, la primavera tutto l’anno…il posto più bello del mondo. Perché il dipinto bellissimo che i Cieli hanno donato innanzitutto ai siciliani oggi è del colore del fango che ammanta tante strade dell’Isola.

E’ quasi ciclico quanto scriviamo, un rosario di guai in cui non c’è più un ‘gloria’, ma solo misteri dolorosi.

All’elenco di strade a kappaò ieri sera si è aggiunta anche la Palermo-Agrigento ‘vittima’ di una frana che l’ha tagliata in due parti. L’arteria in questione non è nuova a smottamenti, ma il quadro nel suo insieme appare davvero desolante.

Dopo la frana di Letojanni che ha invaso la carreggiata Messina-Catania dell’A18 (che oggi è percorribile in doppio senso di marcia sfruttando la corsia che costeggia il mare) e ricordandoci soprattutto di quanto accaduto in aprile con la chiusura della Palermo-Catania per il cedimento del pilone sotto il viadotto Himera, abbiamo rivissuto la Sicilia dei Val dell’anno 1000: una regione divisa in tre parti. Quanto avvenuto sulla Agrigento-Palermo ci consegna una situazione ancora più grave.

Gli allerta meteo stanno diventando una costante, ma ciò che preoccupa sono le conseguenze della furia del maltempo che sembra essersi scordato che questa, per tutti, era la terra del sole.

Ci piace ricordare l’esempio degli agricoltori che ieri – nei territori fra le province di Palermo e Caltanissetta – si sono trasformati in angeli del fango per liberare le strade dagli smottamenti e raggiungere le loro aziende. E’ un bel esempio, ma non è la regola che vorrebbe i siciliani ( e non solo) liberi di circolare su strade sicure e produttive.