La polizia di Stato sequestra oltre 150.000 euro di parcelle ad un avvocato di Palermo e ad un sedicente suo collaboratore che si sarebbe spacciato per legale. Sono accusati di aver truffato dei malati ragusani affetti da diverse patologie derivanti da trasfusioni del sangue.

Il gruppo si sarebbe rivolto ai due in quanto “esperti” nel settore degli indennizzi e risarcimenti previsti dalla Legge 210/1992, così secondo quanto scoperto dalla squadra mobile di Ragusa,  le  vittime, che avevano costituito un’associazione denominata “Pro Thalassemici” proprio per far valere i loro diritti, avevano deciso di rivolgersi ad un unico avvocato firmando una procura speciale che dava  mandato esclusivo a rappresentarle contro il Ministero della Salute.

Lo studio legale interessato ha sede a Palermo, ma avrebbe dimostrato di intervenire anche su Ragusa senza alcun problema di distanze. I due avvocati avrebbero iniziato ad incassare decine di migliaia di euro. Secondo gli investigatori, dopo qualche anno dal versamento delle parcelle, le vittime avrebbero chiesto “un minimo di risultati allo studio legale”, ma all’ennesima  proroga  da parte dei consulenti i malati avrebbero preteso la restituzione del denaro.

La polizia ha ipotizzato che le somme consegnate dalle 19 vittime si aggiravano intorno ai 250.000 euro e i due non avrebbero restituito i soldi, anzi avrebbero riferito ai malati  che se si fossero rivolte ad altri avvocati avrebbero perso definitivamente quelle somme già versate per la loro prestazione quali legali di fiducia.

Durante le indagini, coordinate dal pm di Ragusa, Francesco Puleio, e avviate nel 2013 sono stati effettuati degli accertamenti ed è scattata la misura cautelare del sequestro di tutti i conti correnti, depositi e titoli dei due indagati.

Al termine delle indagini, svolte con l’aiuto delle stesse vittime e del loro legale di fiducia,  a  di D.M avvocato palermitano di 44 anni e B.L sedicente avvocato palermitano di anni 48 (avrebbe esercitato la professione senza l’abilitazione prevista), è stato contestato il reato di truffa aggravata continuata in concorso.