Lo aveva detto a Catania una settimana fa. E soprattutto il sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri, in visita a Catania nei giorni subito precedenti il voto delle elezioni europee, aveva lanciato un messaggio che è parso oscuro solo a pochi. ”La Sicilia poteva sfruttare molto meglio i fondi comunitari – aveva detto Delrio – sono sicuro che li sfrutteremo meglio anche se dobbiamo recuperare un ritardo che nonostante gli sforzi dei miei predecessori, di Barca e di Trigilia, è un ritardo ancora pesante, molto pesante e per questo io sarò spesso in Sicilia”.

E nel linguaggio burocratico ma attento, lo stesso sottosegretario aveva lasciato intendere che per recuperare il gap della programmazione economica per l’uso dei fondi comunitari si poteva pensare alla creazione di una struttura che accentri altrove, a Roma ad esempio, il coordinamento generale. Se non è un commissariamento, insomma, poco ci manca.

Un modo soft per lanciare messaggi al presidente della Regione, Rosario Crocetta che continua, in questi giorni di accesa polemiche – tanto per cambiare – con il suo partito di riferimento, il Pd, a sostenere di essere l’erede di una situazione disastrosa ma che le riforme strutturali, quelli dei tagli ai costi fuori controllo del bilancio regionale, sono state portate avanti dal suo governo.

Una posizione che comincia a convincere poco anche il governo nazionale e che nel Pd trova sponda per continuare a far pressing sul governatore dopo l’ultimatum lanciato prima dal segretario regionale Fausto Raciti, a commento del voto delle europee, e dopo dal componente della segreteria nazionale, Davide Faraone.

Oggi, sul tema dei fondi europei è una deputata nazionale ad intervenire e ad assestare un colpo al governatore. E’ la giovane Magda Culotta, sindaco di Pollina, vicina al deputato regionale Antonello Cracolici che su Facebook lancia i suoi strali: “Crocetta riceve una tirata di orecchie dal Governo Renzi, per bocca del sottosegretario Delrio, sui fondi della prossima programmazione europea. Io davvero non credo possa continuare a pensare che le critiche che piovono sul suo operato siano frutto di “correntismi interni” al PD. Il Presidente utilizzi il suo tempo occupandosi di problemi concreti piuttosto che sprecarlo in un inutile batti e ribatti sulla stampa. Non annunci più riforme – rincara la giovane deputata – le faccia, dimostrando davvero di ricoprire quel ruolo, come lui stesso dichiara, utile a tirar fuori la Sicilia dal baratro”.

Fuoco amico sul governo. Ma stavolta la strategia è concentrica: far uscire dai confini regionali i temi del dibattito sullo scontro interno in Sicilia fra presidente e Pd (con un antipasto pietoso in direzione nazionale il giorno dell’ufficializzazione delle candidature per le europee) e imporre una soluzione che parta proprio dal vertice del partito. Che intanto “commissaria” o minaccia pesantemente di farlo la programmazione europea. E che dopo potrebbe intervenire, fra la fine di giugno e l’inizio di luglio, quando la corte dei Conti potrebbe non trovare strada facile nel concedere il giudizio di parifica al bilancio della Regione.