“Un ritardo senza precedenti nella storia della Sicilia. Un atteggiamento per descrivere il quale non ci sono più parole”. E’ duro il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone. L’occasione per incontrare la più alta istituzione parlamentare regionale è stata la convocazione della stampa parlamentare per gli auguri, proprio nella sala rossa del Parlamento più antico d’Europa.

Ardizzone, avrebbe voluto limitarsi ai tradizionali auguri ma le contingenze non permettono di evitare le polemiche e gli allarmi. “Comprendo che ci siano grandi difficoltà legate all’enorme esigenza di contenimento della spesa – dice Ardizzone a BlogSicilia – ma l’atteggiamento del governo resta incomprensibile. Non si tratta di una situazione che è piovuta sulle nostre teste all’improvviso ma di una crisi delle entrate che era ben nota e delineata già dai rapporti della Corte dei Conti. Ci si sarebbe dovuto pensare per tempo”.

Il presidente dell’Ars tenta di dissimulare il proprio disappunto ed evitare lo scontro ma ci riesce solo in parte “il cambio del ragioniere generale, ben tre in poche settimane, depone molto male. Senza voler fare valutazioni sulle persone è abbastanza chiaro che la memoria storica è importante soprattutto nei momenti di crisi e di fretta. Cambiare oggi rischia di portare ulteriore ritardo”.

Nonostante tutto Ardizzone spera che la Sicilia ce la faccia “Speriamo di riuscire ad approvare un esercizio provvisorio entro il 31 dicembre. Il mio è solo un auspicio visto che ad oggi non è arrivato uno straccio di documento sul quale il parlamento, a cominciare dalle commissioni, possa lavorare. Non c’è dubbio che poi bisognerà approvare un esercizio provvisorio di 4 mesi per lavorare ad un bilancio concreto per fine aprile”.

Ma nel frattempo il Parlamento cosa deve fare, presidente?

“Bisogna usare questi quattro mesi per varare le riforme ad iniziare dalle province, magari con il recepimento della legge Delrio visto che non riusciamo a fare una riforma nostra. Siamo partiti per primi e stiamo arrivando per ultimi. La Sicilia ha una grande legge di partenza ma non resta al palo.E non si tratta dell’unica riforma attesa.

Presidente, un altro punto di crisi istituzionale fra governo è parlamento regionale è il tema trivelle. Oggi ci sono in piazza sindaci e ambientalisti

“Il Parlamento siciliano ha detto chiaramente no alle trivelle e lo ha fato con 2 ordini del giorno e una mozione. Sono convinto che l’art. 38 del così detto sblocca Italia sia incostituzionale e spero che possa essere modificato. Ma posso annunciare fin da ora che il 7 gennaio convocherò il Parlamento per verificare se questa modifica è giunta. Se così non fosse il governo dovrà ottemperare all’impegno a cui l’Assemblea lo ha legato e promuovere conflitto davanti alla Corte Costituzionale contro questo provvedimento che lede il principio di leale collaborazione scavalcando il parere vincolante della Regione. Sarebbe assurdo che una regione come la Basilicata promuova, come sta facendo, il ricorso e la Sicilia si faccia da parte”.

Ma ci sono anche momenti di tensione non solo con il governo della regione, ma anche con le istituzioni nazionali. Ad esempio sullo ‘scippo’ dei fondi Pac

“Guardi questa è una cosa che Roma deve comprendere. Non possono continuare a spogliarci così delle nostre risorse. Non sono abituato a fare le crociate contro nessuon, men che meno contro il governo nazionale ma è incomprensibile perché queste risorse, sottratte alla Sicilia, debbano invece andare ad aiuti nei confronti delle imprese del Nord”

Ma, governo a parte, ci sono elementi di tensione con Camera e Senato. Mi riferisco in particolare alla sospensione dei vitalizi nei confronti dei condannati

“La Sicilia ha sospeso i vitalizi nei confronti dei condannati, non mi risulta che nessun altro lo abbia fatto a partire da Camera e Senato. C’è un parere dell’avvocatura dello stato secondo la quale c’è già un riferimento nel codice penale che permette la sospensione di questi vitalizi. Il codice penale si applica in tutto il paese non solo in Sicilia. Ho scritto ai presidenti di Camera e Senato per sottolineare questa anomalia. Sarebbe assurdo se la legge penale italiana venisse applicata solo da noi e solo in alcune istituzioni lasciando altri territori ed altri istituzioni come una sorta di zona franca”.

 Presidente ma vitalizi a parte in tanti accusano ancora questo parlamento di essere troppo caro e mantenere atavici privilegi

“Quante sciocchezze sono state dette sui costi del Parlamento regionale: non consento ad alcuni ciarlatani, che non accomuno ai giornalisti siciliani, di continuare a dire che siamo il Parlamento che costa di più. Ho scoperto, per esempio, che alcune Regioni pagano il personale dei propri Consigli regionali nel bilancio della Regione e non del Consiglio. L’Ars si è sganciata dal Senato e ha stabilito di applicare il tetto massimo dei 240 mila euro al proprio personale”.