Le carceri italiane sono al collasso. Secondo l’ultimo rapporto del Consiglio d’Europa, solo la Serbia è peggio dell’Italia. Da Nord a Sud dello Stivale, sovraffollamento, strutture fatiscenti e mancanza di organico – denunciato da tempo dai sindacati di polizia – sono la quotidianità degli istituti penitenziari.

I detenuti in Sicilia sono circa 7.000 a fronte di una disponibilità di 5.500 posti. In alcuni istituti, come all’Ucciardone di Palermo o al carcere di Piazza Lanza a Catania, si arriva a ‘stipare’ 10 detenuti in ogni cella.
In pratica, a ciascun detenuto è concesso uno spazio vitale inferiore a 2 metri quadrati, laddove il limite stabilito dalla Corte di Strasburgo, secondo l’art.3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo è fissato a 3 metri.

Un anno fa, il 27 maggio 2013, la Corte europea sanzionava Roma, con la sentenza Torreggiani, a una multa salata per la violazione dei diritti umani a causa del sovraffollamento carcerario. L’Italia aveva ottenuto un anno di tempo per rimediare. L’associazione Antigone, che si batte per i diritti dei detenuti, ha fatto i conti: l’Italia rischia una multa dai 60 ai 100 milioni di euro.

Una situazione di emergenza che il Governo italiano ha cercato di fronteggiare con l’approvazione del decreto svuota carceri ma la soluzione dell’emergenza è ancora lontana.

Anche la Sicilia corre ai ripari. Questa mattina è stato firmato a Roma il protocollo d’intesa tra il ministero della Giustizia, la Regione siciliana e l’AnciSicilia per il miglioramento delle condizioni del sistema penitenziario regionale e per monitorare le condizioni delle persone recluse negli istituti dell’Isola.

In pratica l’accordo dovrebbe favorire il reinserimento in società dei detenuti, accompagnandoli nel graduale percorso di fuoriuscita dal carcere, sino all’ottenimento di un lavoro, con particolare attenzione ai soggetti che presentano patologie o una storia di tossicodipendenza.

Leoluca Orlando, presidente di Anci Sicilia e sindaco di Palermo spiega: “Si tratta di un accordo significativo e con grandi potenzialità che assicura un concreto reinserimento sociale e lavorativo dei soggetti reclusi negli istituti penitenziari. Tutto questo nasce dalla piena convinzione che il lavoro abbia un ruolo centrale per il percorso riabilitativo dei detenuti e che è proprio attraverso questo impegno che essi sperimentano l’opportunità concreta di individuare percorsi alternativi al crimine”. Alla firma del protocollo ha preso parte Luca Cannata, vice presidente vicario dell’AnciSicilia.