Ignazio Marino se ne va’. dopo polemiche e tentativi di resistenza alla fine Matteo Renzi ed i renziani sono riusciti a lavorarlo ai fianchi fino a causarne le dimissioni maturate ieri sera. la goccia che ha fatto traboccare il vaso è da ricercare nel vecchio vizietto del sindaco di Roma che riguarda rimborsi e spese di rappresentanza. Un tema sul quale cadde (secondo la vulgata popolare) anche quando era il direttore dell’Ismett di Palermo anche se quel si dice non fu mai confermato da atti ufficiali.

Ma vicende capitoline a parte le dimissioni di Marino aprono un’autostrada di possibilità elettorali che coinvolgono, in una delle ipotesi possibili, anche la Sicilia.

A Roma si voterà quasi certamente in primavera, probabilmente a maggio. Quasi certamente si voterà contemporaneamente a Milano, Napoli e Torino, dunque sarà una grande sfida per grandi città. Praticamente fra le grandi città italiane per popolazione mancherebbe solo Palermo. Per Renzi il voto nella capitale, è l’apertura di una stagione. Servirà a valutare con un test importante, come va il suo nuovo Pd alla luce di quello che è stato fatto fino ad oggi e soprattutto alla luce delle novità che stanno maturando come la riforma del Senato che andrà in porto in tempo per le elezioni?

La domanda non ha ancora una risposta. Il centrodestra non sta messo molto bene ma i cinquestelle fanno paura. ed anche se il Pd vincesse questa tornata a Roma potrebbe trovarsi con un sindaco eletto che proprio renziano non sarebbe (l’altro Matteo, Orfini?). un test, comunque,m che diva come stanno le cose e alla luce del quale decidere cosa fare.

Alla luce del risultato romano Renzi può decidere di percorrere due strade. Se va bene a Roma o molto bene vincendo anche in un’altra grande città, probabilmente il passo successivo sarebbe quello di andare al voto per le politiche magari a ottobre/novembre. se così fosse appare molto ma molto probabile che il voto nazionale si porti dietro anche la Regione siciliana. tenere in sella Crocetta potrebbe essere un pericolo. Al Pd potrebbe costare i voti siciliani che hanno sempre avuto un grande peso. E poi una elezioni nazionale è un’ottima occasione per spartire candidature nazionali o ricandidature regionali anche ai siciliani ai quali sarebbe chiesto di lasciare lo scranno di Sala d’Ercole ma con una contropartita.

Ma se invece si perdesse? in questo caso il Pd di Renzi potrebbe pensare di far decantare la sconfitta e resistere un altro anno prima di andare alle elezioni politiche. ma si può tenere in Sicilia Crocetta fino a fine mandato per poi pagarne il prezzo come accaduto con Marino? Questa sarebbe la domanda che soprattutto i siciliani farebbero al Premier/segretario invitandolo a lavorare per un altro test sempre fra ottobre e novembre ma solo in Sicilia.

In questo caso sarebbe più difficile convincere i deputati a lasciare senza una contropartita certa ed immediata ma Crocetta sarebbe comunque nel mirino di Renzi e con colpi ben più mirati di quelli sparati fino ad oggi.

Vada come deve andare, in entrambi i casi le dimissioni di Ignazio Marino non sono una buona notizia per Rosario Crocetta