Alzi la mano chi si attendeva una reazione del genere. Probabilmente l’unico braccio issato è quello di Maurzio Pellegrino, il solo a conoscere la reale condizione del Catania dopo la batosta sotto il diluvio di Verona di domenica scorsa. Oggi, invece, è stata scritta una pagina che certamente sarà ricordata a prescindere dall’esito finale del campionato rossazzurro: la vittoria dei siciliani, infatti, fa inziare la festa dei tifosi della Juventus, sotterra le speranze della Roma (onore a Garcia che già ieri ha fatto i complimenti ai bianconeri) e mette in stand by la festa dei palermitani che da settimane programmano il funerale al Catania.

C’è ancora speranza, dunque, ed è anche il bello di questo gioco che ci consente di ammattire quando rimane nel solco gradevole della sportività e del piacere di vedere giocare a calcio. Già perchè oggi chi ha visto il Catania ha apprezzato proprio il tipo di calcio offerto dalla squadra di Maurizio Pellegrino, capace di shakerare nervi ed energie nella settimana più cupa della storia recente del Catania. Sette giorni di silenzio a Torre del Grifo, di mugugni da fuori dal quartiere generale rossazzurro. Critiche sacrosante, per carità, perché se le cose dovessero andare male davvero ci sarebbe di che recriminare.

La maglia, però, è sudata. E’ quello che chiedevano i tifosi rimasti all’esterno del Massimino. E la palma del migliore in campo non è un caso che vada a Mariano Izco, uno di quelli che sente più di tanti il peso dei colori, la responsabilità della fascia di capitano. Izco incorncia una prova coronata da una doppietta e della volontà che va oltre ogni immaginazione. Il mediano di Ligabue con i piedi buoni: chiedere a De Santis in occasione della seconda marcatura del centrocampista argentino. Intervistato a fine partita Izco ha suonato la carica in vista della gara di Bologna che vale davvero la permanenza in Serie A: “Il Catania non è morto. Adesso andiamo a Bologna!”

Per gli amanti degli almanacchi e delle statistiche, il risultato di oggi annulla le velleità di record della Roma a caccia della 10 vittoria di fila. Un boccone amaro che, ad alcuni,  ricorderà  quel Roma-Lecce che costò lo scudetto ai giallorossi.

CATANIA ROMA 4-1

CATANIA (4-3-3): Frison 6.5; Peruzzi 6.5, Rolin 6, Gyomber 6, Monzon 6; Izco 7, Rinaudo 6.5 (42’st Lodi sv), Barrientos 7; Castro 6 (37’st Biraghi sv), Bergessio 6.5, Leto 6 (20’st Plasil 6). In panchina: Ficara, Cabalceta, Capuano, Fedato, Garufi, Keko, Boateng, Caruso. Allenatore: Pellegrino 6.

ROMA (4-3-3): De Sanctis 5.5; Maicon 5.5, Romagnoli 6, Castan 5 (11’st Benatia 6), Dodo’ 5; Pjanic 5, De Rossi 5.5, Taddei 5.5 (39’pt Gervinho 5.5); Florenzi 6, Totti 6, Ljajic 5 (11’st Bastos 5.5). In panchina: Lobont, Skorupski, Jedvaj, Torosidis, Marin, Mazzitelli, Pellegrini, Ricci. Allenatore: Garcia 5.5.

ARBITRO: Banti di Livorno 6. RETI: 26′ e 34’pt Izco, 37’pt Totti; 10’st Bergessio, 34’st Barrientos. NOTE: pomeriggio nuvoloso, terreno in discrete condizioni, spettatori 15.000. Ammoniti: Dodo’, Romagnoli, Gervinho, Rinaudo, Totti. Angoli: 6-6. Recupero: 1′; 3′.