Ancora un nulla di fatto oggi per la Riforma delle Province per approvare la quale restano ormai pochi giorni. Nonostante fosse stato raggiunto un accordo nella maggioranza durante il vertice a Roma, l’aula ha deciso di rinviare a domani pomeriggio la trattazione dell’argomento dopo un confronto durato un paio d’ore a sala d’Ercole. Così, dopo una breve friunione con i capigruppo, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha preso atto dello stallo e rinviato  la discussione.

Ci sarà tempo fino alle 13 di domani per presentare nuovi gli emendamenti ai tre disegni di legge incardinati. Mentre alcune ore prima, alle 9.30, si svolgerà una conferenza dei capigruppo con l’assessore alle Autonomie locali e il presidente della commissione Affari istituzionali per “trovare una sintesi su un problema complesso e delicato”, ha spiegato Ardizzone. Non c’e’ molto tempo: la riforma dovra’ essere approvata entro il 15 per evitare nuove elezioni.

La maggioranza aveva trovato un’intesa su un testo che, partendo dai territori delle soppresse nove Province, introduce la possibilità per i Comuni di istituire, entro sei mesi dalla entrata in vigore della legge, nuovi liberi consorzi purchè con un numero di abitanti non inferiore a 150.000 e con aree territoriali tra loro contigue. Previste le elezioni di secondo grado: i presidenti dei consorzi saranno eletti dalle assemblee formate da sindaci e consiglieri, mentre in base alla popolazione sara’ stabilito quanti consiglieri potra’ esprimere ogni Comune in assemblea.

La delibera di adesione del Consiglio comunale ad altro o nuovo consorzio deve essere adottata con maggioranza qualificata dei due terzi dei consiglieri comunali aventi diritto. E’ stato inoltre convenuto che, con un successiva legge si definiscano i confini territoriali dei liberi consorzi e delle citta’ metropolitane. Introdotta anche una norma che, per aumentare l’efficacia, l’efficienza e l’economicita’ dell’azione amministrativa, prevede che i liberi consorzi esercitino in forma associata funzioni e servizi dei Comuni che vi appartengono, facendo discendere da cio’ una premialita’ per gli stessi Comuni. Prevista la possibilita’ che anche la Regione possa trasferire proprie funzioni.