Una maggioranza debole e divisa sulla quale Rosario Crocetta e il suo governo non possono fare affidamento. E’ il quadro che emerge dalla seduta di ieri a Palazzo dei Normanni. L’Ars, ancora una volta, ha messo sotto il governo sulla riforma delle Province. Questa volta non si tratta solo di franchi tiratori e di assenze ‘tattiche’, ma di un ‘fuoco amico’ dichiarato.

Il terzo ko in tre giorni subito dal presidente Rosario Crocetta è figlio della rivolta di quattro deputati del Pd, autori dell’ennesimo emendamento che cambia la fisionomia del disegno della legge scritto dal governo. Nello specifico ieri sera l’Aula ha approvato la proposta di modifica dei deputati democratici Alloro, Rinaldi, Raia e Ferrandelli, che innalza a 180mila la soglia di abitanti necessaria per costituire il libero consorzio dei Comuni, ovvero l’ente che sostituisce la provincia. Il testo del governo prevedeva il tetto di 150mila.

Per il presidente della Regione è l’ennesima sconfitta che lo ha indotto a minacciare le dimissioni. Poco prima Crocetta del ko in Aula, temendo l’imboscata, aveva vanamente avvisato i parlamentari: “Con l’innalzamento della soglia dei 150 mila sparisce la provincia di Enna e si rischia l’incostituzionalità della norma”. Approvato anche un emendamento presentato dall’opposizione Assenza, Falcone, Figuccia, Milazzo e Musumeci, che prevede l’introduzione di un referendum confermativo tra i cittadini dei Comuni che intendano aderire ad altro libero consorzio piuttosto che a quello di origine.

L’articolo 2 del disegno di legge sulle Province, approvato nella serata di ieri dall’Ars con voto segreto, disciplina l’adesione ad altro Libero consorzio di comuni. Entro sei mesi dall’approvazione della legge, i comuni con delibera dei consigli comunali, a maggioranza di due terzi, potranno stabilire di costituire un nuovo Libero consorzio, purché rispettino il limite minimo dei 180 mila abitanti, come previsto da un emendamento su cui la maggioranza è andata sotto (nel testo originario il tetto era 150mila abitanti). Il voto del consiglio comunale dovrà però passare al vaglio di un referendum confermativo, come prevede un emendamento dei 5stelle, approvato ieri sera. Subito dopo la votazione, il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone ha rinviato i lavori a martedì prossimo, alle 16.