Un’altra occasione perduta. C’è di nuovo l’accordo nella maggioranza ma la conferenza dei capigruppo non è servita per avviare la discussione con le opposizioni. Il governo, infatti, non ha portato i propri emendamenti per avviare un confronto ed i deputati di Mpa, Forza Italia, Nuovo Centro Destra hanno “congelato” le loro valutazioni mentre i 5 stelle restano legati all’esito delle votazioni on line con le quali gli iscritti al meet-up dovranno dare indicazioni di voto ai deputati.

Dunque un altro nulla di fatto. Oggi alle 16 si tornerà in aula a sala d’Ercole senza sostanziali novità e la maggioranza dovrà faticare non poco per reperire i voti necessari a trattare la legge norma per norma. Forse anche per questo si è scelto di non entrare oggi nel vivo della discussione.

Alle 13 è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti che al momento sono al vaglio degli uffici. Alle 16, all’apertura dei lavori sarà assegnato un nuovo termine. Ci sarà tempo fino alle 20 per presentare i sub-emendamenti ovvero le proposte di modifica agli emendamenti portati in aula.

Oggi, dunque, solo discussione generale e, dopo la presentazione degli ultimi documenti di modifica, rinvio a domani. Voci di corridoio parlano di un accordo nell’accordo. La norma che prevede la possibilità per i Comuni di dar vita ad ulteriori consorzi accorpandosi con altre amministrazioni sarebbe frutto della volontà dei maggiorenti della politica siciliana di spingere verso una conformazione amministrativa che rispecchi la distribuzione dei collegi elettorali. In pratica un consorzio per ogni collegio con territori corrispondenti.

Una voce immediatamente smentita ma resta il rischio del proliferare delle amministrazioni intermedie che potrebbero essere molte di più di 9. Una soluzione tampone per evitare che le pressioni della politica blocchino la riforma magari per ottenere proprio un ritorno alle urne. Un pericolo avvertito da tanti ed esternato ufficialmente dal renziano Gianfranco Vullo “All’Ars – dice – c’è un partito in agguato fatto da chi vuole far votare a maggio e dunque lavora ad affossare la legge. Credo che l’accordo sancito a Roma sia utile per dare maggiore potere ai comuni e sopprimere i costi della politica. Ora serve lo slancio in Aula per dare corpo ad una riforma voluta in primis dal presidente Rosario Crocetta che si rende necessaria per ridisegnare le autonomie locali e far funzionare le aree metropolitane”.

Un rimedio che rischia di essere peggiore del male e che arriverà, comunque, a tempo scaduto anche se il termine di sabato 15 febbraio potrebbe essere ignorato ad arte sicuri che non ci saranno conseguenze sul piano politico.