La commissione Affari istituzionali della Sicilia ha approvato questa mattina il testo definitivo di revisione della legge sui liberi consorzi e città metropolitane, impugnata dal Consiglio dei ministri.

Il testo ha ottenuto quattro voti a favore e quattro contro: Giovanni Panepinto (Pd), i due esponenti di Forza Italia, e Salvatore Siragusa (Cinque Stelle). A favore si è espresso il presidente Antonello Cracolici e, come prevede il regolamento, in caso di parità prevale il voto del presidente.

Il testo sostanzialmente ricalca per intero il modello Delrio – ha commentato Panepinto – Non ci sarà una giunta e le funzioni saranno assegnate ai consiglieri. Tra le funzioni delle ex Province che si perdono c”è anche quella del sostegno ai Consorzi universitari: le realtà siciliane di Trapani, Agrigento, Ragusa e Caltanissetta rischiano di chiudere. Per questo ho espresso voto contrario al testo.
Ormai – ha aggiunto – questo parlamento siciliano è una cancelleria che mette i timbri ai provvedimenti del governo Renzi”.

“Crocetta si è inchinato a Roma, la commissione ha accolto le osservazioni contenute nell’impugnativa del consiglio dei ministri, varando praticamente una fotocopia della Delrio. Non entriamo nemmeno nel merito. E’ certo, però, che oggi passa un principio pericolosissimo. L’Ars è praticamente un burattino nelle mani di Roma”.

E’ durissimo il commento dei deputati del M5S all’Ars al voto in commissione Affari istituzionali, che ha rivisto la legge sui liberi consorzi “su dettatura” delle osservazioni arrivate dalla capitale.

“Non c’era assolutamente nulla di anticostituzionale – dicono i deputati Salvatore Siragusa e Francesco Cappello – nella riforma varata dall’Ars. Le Regione avrebbe dovuto resistere davanti alla Corte costituzionale, invece ha deciso di prostrarsi a Roma, cosa che svuota l’Ars di ogni prerogativa e autonomia. Di fatto le leggi di sala d’Ercole se non andranno bene a Roma saranno tutte impugnate. Non ci vuole molto a capire quale sarà il destino delle leggi sull’acqua e sugli appalti alla faccia della volontà dei deputati e, soprattutto, dei cittadini che sull’acqua si erano espressi chiaramente con un referendum”.