Dimenticatevi di me. Così un giorno potrò tornare davvero libero”. Esordisce così Giuseppe Salvatore Riina, fuori dal carcere dopo aver scontato otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa, in un’intervista al Corriere del Veneto.

Il figlio del boss Totò Riina vive in provincia di Padova in regime di sorveglianza speciale fino a fine anno, poi sarà un uomo libero. Vorrebbe essere dimenticato ma, un giorno, vorrebbe anche tornare in Sicilia “se ci saranno le condizioni. Certo, non adesso. In Sicilia non lasciano mai tranquillo un Riina”.

Riina Jr. non si tira indietro rispetto al cognome che porta, anzi. “Voglio che sia chiaro – precisa –: per me è un orgoglio chiamarmi Riina. È un cognome che mi è stato dato da due genitori capaci di insegnarmi tante cose: i valori, la morale. Io sono onorato di essere figlio di Totò Riina e Antonietta Bagarella”.

Suo padre gli manca, non lo vede da undici anni. “In famiglia sappiamo benissimo che mio padre non uscirà mai vivo dal carcere e dal 41 bis. Uscirà ‘con i piedi in avanti’, perché purtroppo in Italia funziona così: tutto ciò che di brutto è accaduto va fatto pagare a Totò Riina, solo perché lui non sarà mai un pentito. Ma le sue condizioni di salute sono serie, e uno Stato democratico dovrebbe prendersi cura dei propri detenuti. Non lo fa. Eppure mio padre si sta facendo il carcere con dignità, nonostante la malattia. Vorrei solo che venisse curato adeguatamente”.

Lo ‘Stato’ torna a comparire tra le parole di Giuseppe Riina mentre parla del mancato pentimento del Capo dei capi di Cosa Nostra: “Ha scelto la sua strada e ha deciso di percorrerla fino alla fine, dal primo giorno fino alla morte, senza facili vie di scampo. Questo è un Stato che permette a delle persone di comportarsi da criminali per anni e poi, quando le arresta, basta che si dichiarino pentiti e possono uscire di galera. È un’assurdità».