Nuove prospettive per la canapa industriale potrebbero aprirsi con la proposta di legge targata M5S (prima firmataria la palermitana Loredana Lupo) approvata quasi all’unanimità dalla commissione Agricoltura della Camera in sede legislativa.

La legge (la prima in materia, visto che sino ad oggi ci si era basati su circolari nazionali e direttive europee) mira a rivitalizzare la filiera produttiva della pianta, mortificata negli anni da pregiudizi che le hanno ritagliato un ruolo di nicchia, a dispetto delle sue enormi potenzialità e versatilità.

“La canapa – afferma Loredana Lupo – può essere usata per produrre un po’ di tutto, dalle scarpe, ai vestiti, ai cosmetici, agli alimenti. Si presta ad una cinquantina di diversi tipi di uso. Negli anni ’40 l’Italia produceva più di quanto si produce ora in tutto il mondo. Era doveroso cercare di fare giustizia degli assurdi luoghi comuni e degli interessi dei lobbisti che le hanno tarpato le ali e impedito la crescita alle aziende del settore”.

La riforma mira ad offrire agli operatori un quadro normativo più chiaro, introducendo due novità sostanziali: lo stanziamento di 700 mila euro l’anno per per favorire la costruzione di nuovi impianti di trasformazione (attualmente nel nostro Paese ne esistono solo due, a Torino e a Taranto) e l’aumento della percentuale di principio attivo consentito (dallo 0,2 allo 0,6 di Thc) per aumentare la resistenza della pianta agli attacchi di insetti e microrganismi.

“Un fatto importante, quest’ultimo – spiega la Lupo – che tiene conto del fatto che la concentrazione di Thc può aumentare con l’esposizione al sole, in questo modo, gli agricoltori del Sud e della Sicilia non correranno più il rischio di vedersi sequestrato il raccolto solo perché i loro campi sono maggiormente esposti alla luce solare”.

Ora la palla passa a palazzo Madama. Se anche dal Senato dovesse arrivare l’ok alla norma, la coltivazione della canapa sarebbe libera, senza più il bisogno di comunicare alle autorità competenti la semina.

L’unico obbligo dei coltivatori sarebbe quello di conservare i cartellini delle sementi acquistate e le relative fatture d’acquisto. I controlli verranno affidati ad un solo organismo: il corpo forestale.