Qualsiasi ragionamento sulla composizione del governo non può prescindere da alcuni punti fondamentali. Lo scrive in una lunga nota il Presidente della Regione Rosario Crocetta che spegne tutte le velleità di rimpasto degli alleati a partire dal proprio partito. Lo fa con una lunga nota che viene diffusa mezz’ora prima del documento conclusivo dell’incontro del Pd ma che era palesemente pronta da tempo a significare come l’esito degli incontri del suo partito fossero del tutto insignificanti per Crocetta.

Ed ecco il decalogo di Crocetta:

1 – I processi di discontinuità e novità avviati dall’attuale governo, a  partire dalla formazione, dal piano giovani, dalla lotta alla corruzione in tutti i settori (formazione, sanità, territorio e ambiente, turismo, acqua e rifiuti, beni culturali, infrastrutture etc), i processi di riforma e la ricollocazione razionale delle risorse.

2 – I successi ottenuti nel campo della pianificazione risorse e programmazione europea.

3 – Il grande lavoro di cambiamento all’interno della burocrazia in termini di efficienza e trasparenza.

4 – L’attuale governo non è di tecnici ma di politici già concordati con i partiti che non possono rimodulare continuamente le loro valutazioni.

5 – Che un governo stabile produce molto di più di un governo fragile ed esposto ai continui cambi di assessori.

6 – Che il tema principale del rapporto tra i partiti e il governo sono gli indirizzi generali di governo e i processi di riforme da realizzare in parlamento.

7 – L’attuale governo non è disponibile a bilanciare con compensazioni gestionali le criticità con rappresentanze numeriche a singoli posti in giunta.

8 – L’adesione al progetto originario, che ha dato origine alla candidatura del presidente e la coerenza con quel progetto.

9 – Un piano con crono-programma associato, di riforme indispensabili da realizzare, a partire da quella della burocrazia, di risparmi di spesa, la lotta agli sprechi e la coerenza con gli indirizzi nazionali del governo Renzi

10 – Il rispetto del principio delle competenze e la condivisione delle decisioni, l’autonomia del presidente senza la quale l’elezione diretta del medesimo viene vanificata e viene meno di fronte ai cittadini, il principio di responsabilità di chi compie gli atti.

Dieci regole esattamente come i dieci comandamenti. Insomma cari amici del pd continuate pure a parlare, a litigare a spaccarvi o trovare accordio tanto non se ne fa proprio nulla