Mettiamola così: Davide Faraone ha vinto. La marcia ‘trionfale’ del componente della segreteria nazionale del Pd, renziano di Sicilia, parte da Lampedusa. Dalla ‘sortita’ nell’isolotto di confine che Faraone ha fatto domenica pomeriggio, 24 ore dopo che il segretario regionale Fausto Raciti ha calato l’asso della candidatura di Caterina Chinnici alle europee. E’ stato in quel momento, quando Davide Faraone ufficializza attraverso l’Adnkronos la disponibilità del sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini a rappresentare il Pd alle elezioni di fine maggio nella circoscrizione Sicilia-Sardegna, come capolista, che l’ex candidato sindaco di Palermo sconquassa il suo partito. Nonostante le dichiarazioni di consenso e le felicitazioni che Raciti è costretto a dichiarare a mezzo stampa.

Faraone ha un disegno preciso in testa: accreditare la copertura nazionale del Pd sulla candidatura della Nicolini – e anche dopo che i renziani in direzione regionale avevano votato la quaterna di candidati composta da Cracolici, Barbagallo, Zambuto e Arena – e continuare le sue mosse alla presidenza della Regione seduto a tavolino con Rosario Crocetta.

Così ha fatto Faraone: torna a Palermo – nel giorno in cui Renzi riceve Casini a palazzo Chigi e fra le altre cose chiude con lui l’accordo siciliano per la nomina di due assessori in giunta e la nomina fra questi di un vicepresidente – e con Crocetta decide i nomi del nuovo governo regionale. La segreteria approva. Tocca al portavoce e vicesegretario Lorenzo Guerini cristallizzare il distacco dei vertici nazionali del partito: “Nessuna copertura da parte mia. Così come nessuna distanza. Le decisioni sugli assetti di governo regionale competono al Presidente e ai livelli politico-regionali” dice. Ed emette di fatto una sentenza: se va bene abbiamo vinto. Se va male ci sarà un responsabile e uno solo.

Si capisce cioè che Davide Faraone ha giocato d’azzardo ma che può vincere. Anzi domani, al cospetto della direzione nazionale convocata per approvare le candidature democratiche alle europee, Faraone potrebbe stravincere. Si tratta cioè di capire quali e quanti dei 5 nomi chiesti da Renzi a Raciti saranno confermati e quali e quanti degli aspiranti candidati di Faraone alle europee passeranno il turno con la candidatura o l’esclusione.

Sicuramente domani il caso Sicilia nella direzione nazionale emergerà in tutta la sua virulenza. Si attende cioè che il segretario regionale Fausto Raciti prenda la parola e denunci la marcia in avanti impressa da Faraone fuori dagli organismi regionali del partito. D’altronde l’avvisaglia sta nella disdetta della direzione regionale convocata per oggi pomeriggio alle tre proprio per l’indicazione dei nomi dei possibili assessori della giunta Crocetta. Direzione ormai inutile. Che potrebbe però non segnare la resa delle armi della dirigenza del Pd Sicilia ma il tentativo, ancora e in extremis, di convincere a Roma qualche papavero della segreteria che ‘no, così non si fa’.

Certo, tutta da verificare la contropartita che Crocetta ha chiesto a Faraone e che verte, ancora e inevitabilmente, sulle candidature europee. Della serie: io non aspetto il Pd siciliano e nomino gli assessori che mi indichi tu e tu in cambio… In cambio c’è sempre e solo la candidatura alle europee del senatore Giuseppe Lumia. Oppure, all’esatto contrario, l’accettazione di un’esclusione inevitabile che parte si dalla direzione regionale ma che viene punita dal governatore con ‘scomunica’ ufficiale del partito e dei suoi vertici che di certo non hanno fatto favori a Crocetta a partire dai contenuti della relazione di insediamento del segretario regionale. Nel caso Lumia dovesse rientrare dalle finestra, allora la vittoria di Faraone sarebbe totale e avrebbe lanciato così la corsa futura per la conquista di un renziano della poltrona di presidente della Regione.

A leggere i nomi della giunta bis del governatore Crocetta, è vero pure che alleanze che sembravano ormai seppellite, col potere persuasivo del profumo di poltrone con il carico di consensi che portano in dote, siano state rinverdite nel nome del cambiamento.

Roberto Agnello, indicato all’Economia, è sostenuto dall’area Dem di Giuseppe Lupo, l’ex segretario che sembrava aver giurato guerra e vendetta al presidente della Regione.

Ezechia Reale – già candidato sindaco a Siracusa contro il vincente Garrozzo – si ritroverà in giunta, in quota Articolo 4, con Maria Rita Sgarlata che di Garozzo è espressione. Per non parlare di Antonio Fiumefreddo, già assessore con Scapagnini a Catania, amico stretto – dicono – del confindustriale Ivan Lo Bello che blinda ancor di più la presenza dell’associazione degli industriali nel governo siciliano e che guiderà ‘l’interessante’ assessorato dei Beni culturali nella cui gestione ci sono ampi spazi di manovra per le esternalizzazioni ferme al palo ormai da anni.

Che accadrà domani? Il gioco delle ipotesi è aperto. Vale infine il detto: chi rompe paga e i cocci sono suoi.