Una sera qualunque, lo scatto di una foto e poi un lungo post. Questa volta a scrivere è Rita Dalla Chiesa. Indignata per lo stato di abbandono di un luogo che dovrebbe essere di memoria: la lapide di via Isidoro Carini, a Palermo, dove fu ucciso nel 1982 dalla mafia il padre, il generale Carlo Alberto.

“Questa è la lapide di via Isidoro Carini – scrive su Facebook Rita – . Avevo pubblicato questa foto anche qualche settimana fa. Ma non è cambiato niente. Continua ad esserci mezza fioriera con bicchierini di caffè usati e buttati dentro, e una bicicletta parcheggiata esattamente dove è stato ammazzato mio padre, con Emanuela e Domenico Russo”.

Con il cuore spezzato dai ricordi, Rita Dalla Chiesa non ha mai smesso di amare Palermo. A Mondello ha anche comprato una casa di pescatori dove spera un giorno, ha dichiarato tempo fa, “di poter trascorrere molto del tempo libero”.  Ma “Quello che ho visto  –  continua nel post – è una vergogna per la Palermo degli onesti. Allora, ho voluto fare di proposito un giro sotto le abitazioni di Falcone e Borsellino. E ho trovato amore, ricordi, messaggi, la targa della Nave della legalità. Ho pregato anche io davanti al loro immenso sacrificio, e a quello delle loro scorte. Poi, risalendo in macchina, mi sono chiesta: ma perché tutto questo non c’è anche dove hanno massacrato mio padre? Forse perché non era siciliano, ma era un generale dei carabinieri di Parma? Ma non è caduto anche lui in terra di Sicilia per proteggere i siciliani nei loro diritti, nella loro sicurezza, per garantire quella legalità, anche nelle minime cose, che così spesso manca, e che permetterebbe un vivere civile, senza più paure?”.

“Sono risalita in macchina, sono andata a comprare una bandiera Italiana, e l’ho portata in via Carini. Su quella mezza fioriera e accanto alla bicicletta parcheggiata sotto la lapide. In via Carini, quella sera, non hanno visto niente…. Ma la mia bandiera la vedranno di sicuro. E pazienza se darà fastidio a qualcuno. So che la Palermo degli onesti e di tanti giovani è con me. Grazie a tutti”.