La leader delle Pussy Riot, Nadia Tolokonnikova, di cui si erano perse le tracce da quasi due settimane, è in viaggio verso una nuova colonia penale in Siberia. Ne è certo il marito, Piotr Verzilov, che ha diffuso la notizia via Twitter, citando fonti attendibili. Era stato proprio lui, tre giorni fa, a denunciare di non avere notizie della moglie, da quando era stata trasferita dal campo di lavoro in Mordovia, dove scontava la pena a due anni di detenzione per la performance anti-Putin inscenata nella cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca.

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A detta dell’attivista, Nadia è diretta verso un istituto penitenziario nella regione siberiana di Krasnoyarsk. Si tratterebbe della colonia penale n 50, nella città di Nizhny Ihash, lungo il percorso della Transiberiana, a quattro fusi orari di differenza da Mosca. “Essenzialmente – ha aggiunto Verzilov – è stata trasferita a 4.500 chilometri dalla Russia centrale, nel cuore della Siberia, come punizione per la l’eco che ha avuto la sua lettera”, in cui denunciava soprusi e violazioni dei diritti umani nella colonia penale in Mordovia. Il marito di Nadia – la quale ha anche fatto uno sciopero della fame per protestare contro il “lavoro schiavista” imposto alle detenute e aveva chiesto di essere trasferita – ha poi ricordato che non vede la moglie dal 22 ottobre.

L’ombudsman russo dei diritti umani, Vladimir Lukin, ha confermato che l’attivista è in viaggio verso un nuovo carcere, ma non ha specificato quale. “Mangia e dicono che la sue condizioni di salute sono soddisfacenti”, ha dichiarato a Interfax, aggiungendo che il trasferimento sta avvenendo in modo “completamente isolato” per motivi di sicurezza. La Russia impiega giorni se non settimane a trasferire, di solito in treno, i suoi detenuti. Le autorità penitenziarie ribadiscono che la prassi non prevede di informare i familiari.