Mentre in piazza protestano gli ex Pip che sono giunti all’Ars dopo aver lasciato il porto, e al loro fianco ci sono operatori della Formazione, Forestali e tante altre categoria, l’Ars va in confusione.

La manovrina, passata dalla commissione a tarda ora, approda in aula ma già al momento di incardinarla è bagarre sul termine per gli emendamenti. Alla fine non si chiude la discussione generale e con essa resto aperto anche il termine per i nuovi emendamenti.

Sarà possibile depositare proposte di modifica almeno fino alle 16 di martedì quando è convocata la conferenza dei capigruppo che stabilità il calendario dei lavori e poi riportare i deputati in aula. La stessa discussione generale si concluderà entro la mezzanotte di martedì e il dibattito entrerà nel vivo nel pomeriggio di mercoledì.

Mentre l’Ars naviga a vista, in piazza protestano tutti. singolare la vicenda degli ex Pip. La polemica impazza sulla norma salva precari quella che prevede che il reddito Isee di riferimento resti a 20 mila euro ma venga calcolato su base personale e non familiare. Questa marcia indietro dell’Ars riammetterebbe nel bacino anche il famigerato precario milionario visto che i beni che gli fanno alzare l’Isee appartengono alla moglie.

L’emendamento Pip è stato approvato unanimemente in commissione, tranne dai deputati del Movimento 5 Stelle, cosa che li ha portati ad abbandonare la seduta.

Ma la polemica impazza anche sulla norma che fissa a 200 mila euro il tetto degli stipendi dei dirigenti pubblici in Sicilia, proposta da Antonello Cracolici, la Commissione l’ha bloccata nel rispetto della legge sull’autonomia dell’Ars. il presidente Ardizzone, la cui nota giunta nella notte avrebbe bloccato l’emendamento, precisa di non aver mai espresso alcuna nota ma condivide quanto fatto in Commissione.

Di emendamenti ne sono stati bloccati diversi ma diversi altri sono passati ed una ulteriore pioggia è prevista da qui a martedì. protestano i 5 stelle secondo i quali: “Si predica male, si razzola peggio. E si legifera a comando. Finché si andrà avanti in questo modo, per la Sicilia non ci sarà speranza. Hanno tentato perfino l’assalto al carrettino, visto che le casse sono praticamente vuote e che si era concordato di presentare emendamenti che non provocassero aggravio di spesa, ma nei fatti non è andata così”.

“Una manovra a rate, perché ce ne saranno altre a breve, di chiaro stampo elettoralistico – afferma il capogruppo Francesco Cappello – impostata con il solito metodo del ‘salvatore’ Crocetta, se passerà indenne il vaglio dell’aula. Non è casuale che il pagamento degli stipendi avvenga a ridosso delle elezioni. Non è casuale l’assenza del governatore in commissione, non è casuale che l’ assessore abbia riscritto e rimodulato la mini manovra per ben tre volte, fino a quando la maggioranza non ha soddisfatto tutte le pretese avanzate nei confronti di un governo in balia non dei siciliani, come sarebbe giusto che fosse, ma di un piccolo gruppo di persone che per l’ interesse di pochi è disposto a sacrificare gli interessi della collettività”.

Totalmente negativo anche il commento di Giorgio Ciaccio, componente della commissione Bilancio. “Altro che manovra, è un voto di scambio – dice – perpetrato a 20 giorni dalle elezioni. Allo stato di di fatto l’unico modo per andare avanti è commissariare la Sicilia. L’unica forza di Crocetta, attualmente, è la paura dei deputati di tornare a casa”.